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NELLE VICINANZE DEI NAVICELLI PRENDE FUOCO UN NATANTE IN SOSTA.

INTERVENTO DEI VIGILI DEL FUOCO.

CAPIRE SE INCENDIO UN EPISODIO DA SE O DOLOSO.


Miliardari crescono: record! 3000 persone possiedono il 13,2% del PIL mondiale.
Meno di 3.000 persone possiedono una cifra pari al 13,2% del PIL mondiale. E’ un record storico.
Ogni anno il mondo conta 437 miliardari in più (in miliardi di dollari), la schiera dei ricchi cresce, dunque, di più di un miliardario al giorno. La Cina da sola ne registra 4 in più a settimana (dati del 2018), raggiungendo il totale di 819 supericchissimi.
L’accelerazione della crescita è situata soprattutto negli ultimi anni. A oggi il numero di coloro che possiedono almeno un miliardo di dollari si attesta sulla cifra di 2.817. E’ un record storico.
Costoro, possiedono, sommando i loro patrimoni, 10.500 miliardi di dollari. Meno di 3.000 persone che possiedono una cifra pari al 13,2% del PIL mondiale.
Lo straordinario arricchimento di questi super ricchi sembra sia stato agevolato dal calo della quotazione del dollaro e dalla politica fiscale di Trump a favore dei redditi molto alti.
I primi 10 più ricchi si autodefiniscono self made man. Ovviamente la parte del leone la fanno gli USA che vedono in questa classifica 614 loro cittadini, seguiti dalla Cina (comprese Hong Kong e Macao), con 456. La terza posizione, a grande distanza, è combattuta tra l’India e la Germania
Com’è noto il più ricco di tutti è Jeff Bezos (USA, 57 anni), il padrone di Amazon, che stacca tutti gli altri, nonostante la cessione alla ex moglie di un patrimonio pari a 36 miliardi di dollari in conseguenza del loro accordo di divorzio. La seconda posizione è molto combattuta, sul filo delle decine di miliardi, tra tre contendenti: Bernard Arnault (Francia, 71 anni, produttore di articoli di lusso per altri miliardari o aspiranti tali), Bill Gates (USA, 66 anni, padrone della Microsoft) e del finanziere Warren Buffett (USA, 90 anni).
La prima miliardaria donna è Alice Walton (USA, 71 anni, padrona della catena di supermercati Walmart) che si colloca solo al 12° posto. Il primo cinese è all’8° posto, Zhong Shanshan (67 anni), produttore farmaceutico. C’è poi Ma Yun (57 anni), il padrone di Alibaba, l’Amazon del gigante asiatico.
Il più “performante” a livello mondiale è anche lui cinese, Qin Yinglin (56 anni), il magnate dell’agricoltura e della suinicoltura cinese, membro del Partito comunista, che in un solo anno, grazie al brusco aumento dei prezzi della carne di maiale dovuto all’influenza suina che ha colpito gli allevamenti africani, ha visto triplicare il suo patrimonio.
La pandemia, dunque, ha avuto le sue ricadute anche sui super ricchi, provocando l’impoverimento (cioè il passaggio a patrimoni che non raggiungono più il miliardo) di 267 di loro, che sono usciti fuori classifica, ma anche agevolando l’arricchimento di altri 178.
Questi neo miliardari sono stati inseriti nelle due classifiche che li catalogano, la notissima Forbes e quella meno conosciuta ma molto ambita, la cinese Hurun.
Forbes, in particolare, aggiorna in tempo reale (ogni 5 minuti) i patrimoni dei miliardari osservati e ne stima quotidianamente gli aumenti e le perdite di valore sulla base degli andamenti azionari. Così scopriamo che ci sono persone che (in genere senza fare niente) vedono il loro patrimonio aumentare di cifre a volte anche miliardarie in sole 24 ore.
Ad esempio, grazie alla strepitosa crescita dei titoli tecnologici di questa settimana, i primi dieci investitori di questo settore hanno aggiunto (in soli 7 giorni) un totale di 74 miliardi di dollari al loro patrimonio netto. Il capo di Tesla Elon Musk, da solo, ha guadagnato in questa settimana 11,5 miliardi.
Il primo dei 41 miliardari italiani, com’è noto, è Giovanni Ferrero (57 anni), re del cioccolato, che si colloca al 41° posto nella classifica mondiale, seguito da Leonardo Del Vecchio (86 anni), produttore di occhiali, da Massimiliana Landini Aleotti (78 anni), proprietaria della farmaceutica Menarini, e da Stefano Pessina (in realtà con la cittadinanza nel principato di Monaco, 80 anni), capo della multinazionale “della salute e del benessere” Walgreens Boots Alliance.

La «transizione ecologica» non ignori nuovi stili di vita

Insieme alla trasformazione energetica e alla digitalizzazione, l’apparato produttivo deve sapersi convertire all’economia circolare per ridurre la quantità di rifiuti.
L’istituzione di un Ministero per la Transizione ecologica è un’ottima notizia, prima ancora che sul piano operativo, su quello culturale. È la presa di coscienza che non va bene come abbiamo organizzato produzione e consumo fino ad oggi e che dobbiamo cambiare se vogliamo salvare il pianeta, ossia le nostre vite. L’11 febbraio “Avvenire”, con un editoriale di Leonardo Becchetti, invitava a «non sprecare l’occasione». E l’occasione non sarà sprecata se il nuovo Ministero saprà tenere presente almeno due aspetti. Il primo è che la crisi ambientale non è solo una crisi climatica, ma una crisi molto più profonda che si manifesta sotto due forme: l’assottigliamento delle risorse e l’accumulo dei rifiuti.
Per quanto riguarda le ris

orse, fino a ieri la preoccupazione principale era il petrolio, oggi si guarda soprattutto all’acqua, alla terra fertile, alla biodiversità, alle foreste, ma anche ai minerali, in particolare le così dette “terre rare” che stanno alla base delle nuove tecnologie dell’energia rinnovabile, della digitalizzazione, della robotizzazione. Per quanto riguarda i rifiuti sarebbe un grande autoinganno se pensassimo che il problema è limitato all’anidride carbonica. Da quando abbiamo scoperto che il clima ha già cominciato a cambiare e che le sue conseguenze possono essere catastrofiche per gli eventi estremi che possono condurre ad alluvioni e canicole, alla desertificazione, alla perdita di raccolti agricoli, a migrazioni di massa connesse all’innalzamento dei mari, anche i capi di Stato e di Governo hanno riconosciuto che bisogna cercare di ridurre le emissioni di gas serra.

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