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Dal Data Mining al Data Farming: Internet ispirato dalla natura
Di seguito la prima parte di “From Data Mining to Data Farming – An internet model inspire by Nature”, dell’economista belga Gunter Pauli.
Nel saggio l’autore teorizza una maggiore democratizzazione di internet, per evitare il cosiddetto schiavismo 2.0, l’attuale sistema di lucro fine a se stesso dove “quasi tutte le entrate generate dai dati vengono guadagnate solo da una dozzina di giocatori in tutto il mondo”. Pauli Guarda a un Internet dove l’apprendimento e lo sviluppo dell’individuo acquistino centralità. Per giungere a questo, avverte Pauli, bisogna nalmente guardare a modelli che siano eticamente accettabili e incentrati sul benessere di tutti, compresi anziani, giovani e deboli. I sistemi cui ispirarsi, del resto – spiega Pauli – sono già presenti in natura e sono le reti fungine che attraversano tutto il sottosuolo, che contribuiscono all’equilibrio della vita senza distruggere. La traduzione è a cura della redazione di Recnews, che ringraziamo.

Onu: Sul clima l’impegno degli Stati non è sufficiente
I Paesi del mondo non fanno abbastanza per combattere il riscaldamento globale. Negli ultimi tempi hanno aumentato gli sforzi, ma questi non bastano ancora per raggiungere gli obiettivi fondamentali dell’accordo di Parigi sul clima. E la pandemia di covid-19, che sta assorbendo risorse gigantesche, non aiuta certo a migliorare la situazione. Queste le conclusioni dell’ultimo rapporto dell’Unfccc (l’agenzia dell’Onu per la lotta alla crisi climatica) diffuso ieri e che già molti definiscono «sconfortante».
Settantacinque Paesi, quelli che producono il 30 per cento dei gas serra, hanno preso impegni per una serie di riduzioni che entro il 2030 porteranno a un taglio complessivo delle emissioni di appena l’1%, rispetto ai valori del 2010. Tuttavia, secondo il centro studi dell’Onu sul clima, l’Ipcc, per raggiungere l’obiettivo ottimale dell’accordo di Parigi (mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi dai livelli pre-industriali), entro il 2030 bisognerebbe tagliare le emissioni globali del 45% rispetto al 2010.

DA ITALIA VIVA

Ci sono buone notizie da condividere.

• Il Governo Draghi ha scelto Fabrizio Curcio come capo della Protezione Civile. Curcio aveva già ricoperto questo ruolo, nel 2015, scelto dal nostro esecutivo. È un professionista serio e ha un compito importante: restituire valore e centralità al sistema di protezione civile. Già, perché nella gestione della pandemia – purtroppo – un sistema rodato ed efficace come quello della protezione civile italiana è stato sostituito e bypassato dall’attribuzione delle deleghe a un super-commissario. Tornare alla Protezione Civile è un’ottima scelta: bene Draghi, bene Curcio.

• La Protezione Civile sarà fondamentale soprattutto sulla partita dei vaccini. La notizia sconvolgente di questi giorni è che molte dosi di AstraZeneca non sono state utilizzate. È giusto criticare l’Europa perché avrebbe dovuto approvvigionarsi meglio. Ma è anche vero che – secondo i dati ufficiosi riportati in queste ore dai media – del milione di dosi di AstraZeneca arrivate in Italia solo 100.000 sono state utilizzate. Una su dieci. Dobbiamo accelerare a tutti i costi perché per uscire dalla pandemia non c’è altra strada rispetto a quella della vaccinazione di massa. Vi ricordate perché sei mesi fa parlavamo di organizzarsi per tempo sui vaccini?

• Il Governo intanto ha scelto i Sottosegretari. Nel fare un grande in bocca al lupo, tra gli altri, a Teresa e Ivan (noi non dimentichiamo chi ha avuto il coraggio di firmare una lettera di dimissioni, quando tutti gli altri dicevano “Ma siete pazzi a lasciare una poltrona?”), vorrei far notare che la casella dei servizi segreti è stata la prima a essere riempita. Questo per rispondere a tutti quelli che dicevano: “eh, ma alla fine Draghi fa tutto come Conte, sono la stessa identica cosa”. A parte il fatto che basta andare in giro per il mondo o sui mercati per capire che non sono propriamente la stessa cosa, l’idea di aver attribuito la delega a un professionista e servitore dello stato come Franco Gabrielli, già capo della Polizia, denota un rispetto istituzionale verso il comparto.

Nel frattempo, ricevo molti attacchi da PD, Leu e soprattutto Cinque Stelle che, strumentalizzando una tragedia come quella dell’uccisione del giornalista saudita Khashoggi, mi invitano a chiarire rispetto alla mia partecipazione all’evento “Neo-Renaissance” di Riyad, la quarta edizione di quella che viene chiamata la “Davos del Deserto”, alla quale partecipano regolarmente moltissimi leader della finanza e della politica provenienti da tutto il mondo.

Sorprende il silenzio di Renzi”, dicono all’unisono. Peccato che di questa vicenda io abbia già parlato in molti giornali e tv: dal “Corriere della Sera” a “la Repubblica“, da “Carta Bianca” a “l’Aria che Tira”. E all’estero abbia risposto alle domande della BBC, di SkyNews, di Channel4, de “Le Monde“, de “El Pais“, del “Die Zeit“, del “Financial Times“. E questo loro lo chiamano silenzio?

Ma ciò nonostante – guidati da un fine osservatore della politica estera quale Alessandro Di Battista, l’uomo che diceva “Trump sta facendo meglio di quel golpista di Obama” – gli amici della grande alleanza progressista Leu/Cinque Stelle/PD stanno da ore attaccandomi per il mio presunto silenzio. Rinvio alle interviste sopracitate per ulteriori delucidazioni ma, nel frattempo, agevolo la comprensione di Di Battista e dei suoi amici, mettendo sotto forma di domande e risposte le cose che ho già detto e che volentieri ribadisco.

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