CRONACA

LIVORNO

NELLA MATTINA DI IERI ERO CADUTO PER LE STRADE DELLA NOSTRA CITTA’, IN STRADE DEL CENTRO.

PER FORTUNA NIENTE DI GRAVE E MI SONO ALZATO, MA LA TRISTEZZA E L’INDIFFERENZA DEI PASSANTI CHE NESSUNO MI AIUTATO.

SI PARLA DI CITTA’ CIVILI E SVILUPPATE MA ABBIAMO PERSO I VALORI ESSENZIALI CHE CI FANNO PERSONE.

ESTERO

ECUADOR

ALLUVIONE LAMPO MANDA SOTT’ACQUA LA CITTA’ DI LOJA


22 marzo sciopero generale dei lavoratori Amazon. Unificare le lotte senza divisioni tra sigle sindacali.

I lavoratori e le lavoratrici di Amazon, che nel nostro paese – tra personale diretto e in appalto – sono più di 40 mila, lunedì 22 marzo finalmente incrociano le braccia. La protesta è stata indetta, seppur tardivamente, dai sindacati confederali dei trasporti FILT CGIL, FIT CISL e UILT. 

Nel settore della logistica i livelli di supersfruttamento non conoscono limiti e la repressione che si sta scaricando contro chi sta alzando la testa è da contrastare con la massima unità di tutto il movimento operaio. La vertenza di questi ultimi mesi della Fedex TNT di Piacenza, dove sono state colpite le lotte dei lavoratori con denunce, fogli di via, ritiro dei permessi di soggiorno e l’arresto dei due coordinatori territoriali del Si Cobas, è un esempio lampante di questo grave scenario. 

In Amazon le lotte non sono mancate, dal 2017 a Piacenza al 2019, anche a livello internazionale, con gli scioperi in occasione del Black Friday. Nonostante il livello di sindacalizzazione in Amazon sia generalmente ancora basso, ci sono sviluppi positivi. Proprio in questi giorni si sta organizzando la sindacalizzazione di Amazon in Alabama, tenendo testa all’ostilità aziendale che non vuole riconoscerne il diritto perché teme evidentemente la forza dell’unità tra lavoratori e lavoratrici. 

Mentre il fatturato di Amazon in Italia nel pieno della pandemia è aumentato del 30%, il livello di sfruttamento dei lavoratori e le condizioni generali di lavoro sono peggiorate. Le richieste sindacali di riduzione dei carichi e dell’orario di lavoro, dell’inserimento della clausola sociale per garantire continuità occupazionale, della stabilizzazione dei tempi determinati e dei lavoratori interinali e del rispetto delle norme su salute e sicurezza sono completamente ignorate, mentre le associazioni padronali rincarano la dose ponendo sul tavolo del rinnovo del CCNL della logistica richieste irricevibili come l’aumento dell’orario di lavoro fino a 44 ore per 6 giorni settimana, 26 domeniche lavorative, festività lavorative obbligatorie, la cancellazione dei primi 3 giorni di malattia, il controllo dei lavoratori con GPS e telecamere, l’aumento dei contratti precari e la limitazione del diritto di sciopero. 

È evidente che per affrontare questa situazione non basta una lotta a livello aziendale, ma si impone la necessità del più ampio fronte delle lavoratrici e dei lavoratori – a partire da uno sciopero di tutto il settore della logistica che unisca i lavoratori e le lavoratrici senza divisioni tra sigle sindacali – per uno sciopero generale di tutte le categorie di lavoratori contro gli sfruttatori nazionali e internazionali e contro i governi che li sostengono. Che non si fermi alle solo giuste richieste di carattere sindacale, ma che si ponga su un terreno di lotta e di scontro contro il sistema che genera queste barbarie, anche sul terreno dell’unità dei lavoratori sul piano internazionale, quanto più internazionale è il capitale dello sfruttamento! 

Giornalisti uccisi per mano mafiosa: la storia di Mauro De Mauro

Era il 1996 quando Don Luigi Ciotti, fondatore e presidente di Libera, decise di dare vita ad una giornata celebrativa in memoria delle vittime innocenti di mafia, per supportare il dolore di molti familiari di quelle vittime, e per assecondare la richiesta di Carmela Montinaro – madre di Antonio Montinaro, caposcorta di Giovanni Falcone – che aveva denunciato a Don Ciotti il dolore derivante dalla mancanza di “ricordo” circa la morte del figlio.

Nel 2017 lo Stato Italiano ha riconosciuto il 21 marzo come “Giornata Nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie“: ogni anno, durante la celebrazione che coinvolge scuole e associazioni di tutta Italia, vi è l’interminabile lettura pubblica dell’elenco dei nomi delle vittime innocenti di mafia con l’obiettivo di restituire loro un’identità e una dignità.

Una delle categorie più colpite è indubbiamente quella dei giornalisti, che durante la loro carriera hanno provato a denunciare e a smascherare i delitti, le menzogne e i soprusi che ruotano intorno ad una grande macchina da guerra come la mafia, per cercare di dimostrare che in fondo mafia significa Stato, non anti-Stato.

Sono undici i giornalisti uccisi in Italia mentre cercavano di fare il proprio lavoro:  Giuseppe Alfano, Carlo Casalegno, Cosimo Cristina, Mauro De Mauro, Giuseppe Fava, Mario Francese, Peppino Impastato, Mauro Rostagno, Giancarlo Siani, Giovanni Spampinato e Walter Tobagi. La morte di ognuno di loro si colloca in uno scenario di mistero, di mezze verità, di cose non dette e di depistaggi.

Oggi vogliamo approfondire la storia di un giornalista a molti sconosciuto: chi era Mauro De Mauro?

Giornalista originario di Foggia con un passato nelle file del Partito Nazionale Fascista, sostenitore della Repubblica Sociale Italiana e probabilmente intrecciato nell’orrore della strage delle Fosse Ardeatine. Si trasferisce a Palermo nel Dopoguerra e inizia a lavorare con i quotidiani Tempo di Sicilia, Il Mattino di Sicilia e L’Ora.

Il 16 settembre 1970, mentre faceva ritorno a casa dopo una normale giornata lavorativa venne rapito da tre uomini e di lui si persero le tracce: quel che resta è una sola parola, udita dalla figlia che precedeva di poco il padre nell’ingresso in casa, “Amunì”. Seguirono giorni di ricerche, silenzi e sconforto. Che fine aveva fatto Mauro De Mauro?  E di cosa si stava occupando?

Ad investigare sulla sua morte furono il capitano Giuseppe Russo (ucciso da Cosa Nostra nel 1977), il colonnello Carlo Alberto Dalla Chiesa (ucciso da Cosa Nostra nel 1982) e il commissario Boris Giuliano (ucciso da Cosa Nostra nel 1979). Un caso?

Probabilmente De Mauro stava indagando sulla morte di Enrico Mattei o stava preparando degli articoli contro il traffico di stupefacenti in Sicilia: insomma, De Mauro stava scavando verità nascoste che mai sarebbero dovute venire a galla; De Mauro stava facendo il suo lavoro. Fu il super pentito Tommaso Buscetta in un interrogatorio del 1994 a dichiarare che il giornalista era vicino a delle verità importanti sul caso Mattei e che alla prima occasione utile avrebbe pagato con la vita.

Ha pagato Mauro De Mauro nel modo più brutale, come i suoi colleghi di cui sopra: perché probabilmente l’unico modo per imbavagliare chi vive di questo mestiere e chi vive in nome della verità è la morte.

Inutile sottolineare i buchi nell’acqua delle prime due inchieste, le verità mai venute a galla e i numerosi dubbi mai colmati. La prassi è sempre la stessa.

A noi, giovani animati dalla passione per la scrittura e per la verità, probabilmente non resta che cercare di tenere viva la memoria di chi, come Mauro De Mauro e tanti suoi colleghi, ha cercato di cambiare davvero la società e la storia.

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