PRINCIPALI NEWS DEL 25 APRILE

SPECIALE FESTA DELLA LIBERAZIONE

LIVORNO

FESTEGGIATA ANCHE NELLA CITTA’ LABRONICA LA

76^ FESTA DELLA LIBERAZIONE


25 Aprile, Festa della Liberazione: Rifondazione comunista di San Giustino con l’ANPI per l’iniziativa “Strade di Liberazione”

Rifondazione comunista di San Giustino festeggia la Festa della Liberazione del 25 Aprile e aderisce all’iniziativa dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) “Strade di Liberazione”. Anche noi saremo a deporre un fiore sotto le targhe delle vie e delle piazze dedicate nel nostro comune ad antifasciste/i, partigiane/e martiri del nazifascismo, nel pieno rispetto delle misure previste per l’emergenza sanitaria.Celebreremo in questo modo la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, il primo passo verso la nascita della nostra Repubblica: l’Italia è un paese libero da 76 anni.Libertà e democrazia sono state ottenute grazie al sacrificio di tante e tanti che hanno combattuto nelle file dei partigiani e che hanno spesso pagato con la propria vita la scelta della lotta contro fascisti e nazisti. Grande è stato il contributo di sangue dei comunisti, a partire dal fondatore del Partito Comunista d’Italia Antonio Gramsci martire dei tribunali fascisti.Anche a San Giustino sappiamo bene cosa è stato il fascismo: soppressione delle libertà, asservimento al nazismo, miseria, fame, guerra, sfruttamento dei lavoratori, deportazioni e rappresaglie.L’iniziativa dell’ANPI per festeggiare la Liberazione, la Resistenza e la cacciata dei nazi-fascisti, è fondamentale non solo per riaffermare i valori antifascisti di libertà, pace, lavoro e democrazia espressi nella Costituzione, ma anche per ricordare quanto successo e ringraziare tutte e tutti coloro che combatterono contro fascisti e nazisti per liberare l’Italia e i nostri territori. Ora e sempre resistenza.

25 Aprile 1945 – 25 Aprile 2021 UNA PAGINA NASCOSTA: I PARTIGIANI TEDESCHI NELLA RESISTENZA ITALIANA

Prendiamo a prestito dai compagni del Centro F. Buonarroti questo interessante articolo su una pagina praticamente sconosciuta della Resistenza in Italia. Domani, quando saremo probabilmente sommersi dai tricolori, ricorderemo anche questi compagni tedeschi, che disertarono dall’esercito del Reich per combattere (e, purtroppo, quasi sempre morire) sotto le bandiere rosse dell’internazionalismo proletario. (FG)

La Resistenza armata dal 1943 al 1945 in Italia ha svolto un ruolo fondamentale nella
sconfitta tedesca e fascista. Ma, tra i protagonisti dimenticati o sottovalutati (le donne, gli
IMI, i renitenti alla leva, i Triangoli Rossi), c’è anche un capitolo che riguarda la presenza
nella Resistenza italiana di disertori tedeschi. Di seguito riportiamo alcune riflessioni del
Prof. Giancarlo Restelli, del Centro Filippo Buonarroti di Milano. L’intervento era più
ampio ma è stato “tagliato” per ragioni di spazio. Di questo ci scusiamo con Restelli.

[…] L’unico storico che finora ha parlato di questo fenomeno è stato Roberto Battaglia in un testo del 1960 scritto in tedesco e pubblicato in Austria e mai tradotto in Italia: Il titolo è “Deutsche partisanen in der italienischen Widerstands-bewegung” (“Partigiani tedeschi nella Resistenza italiana”).
In esso Battaglia sostiene che «la partecipazione di partigiani stranieri alla resistenza italiana, sia di singoli che di gruppi, è stata forte e significativa»: oltre ai prigionieri di guerra russi, jugoslavi, inglesi, francesi, austriaci, cecoslovacchi e di altre nazionalità – continua Battaglia – fuggiti dai campi di prigionia o dalla squadre di lavoratori forzati, c’erano anche quelli «che stavano dall’altra parte», nella Wehrmacht, ma che avevano disertato per passare con i partigiani italiani.
Continua Battaglia: «il passaggio di tedeschi nelle file del movimento di resistenza italiano non si è limitato a singoli casi ma ha raggiunto dimensioni considerevoli […] ed è chiaramente dimostrata in tutte le zone del Nord Italia, senza eccezione, la presenza di tedeschi nelle principali bande partigiane e nei luoghi degli scontri più duri».
Anche solo uno sguardo alla numerosa memorialistica conferma la presenza di tedeschi in molte formazioni partigiane. Si trovano infatti testimonianze anche in Toscana, Umbria, Trentino, Friuli, Lombardia, ma molti di loro sono rimasti senza nome, caduti o passati per le armi nel corso dei combattimenti.
Dopo Roberto Battaglia a narrare quest’altra espressione della resistenza tedesca sono stati alcuni anni fa due storici di Friburgo, Wolfram Wette e Detlef Vogel, “Das letzte tabu” (“L’ultimo tabù”).
Secondo i due studiosi durante la Seconda guerra mondiale sono stati ben centomila i soldati tedeschi disertori, ventimila dei quali sono stati condannati a morte e più della metà fucilati, impiccati, garrotati o ghigliottinati, e tra questi “disertori” ci sono anche quelli passati con la resistenza italiana. Dei centomila disertori molti erano comunisti,
socialisti, democratici e provenivano dalle file del proletariato. Secondo il settimanale “Der Spiegel”, il libro di Wette e Vogel è l’unico libro uscito finora in Germania sull’argomento, scoprendo un «tabù» che durava dalla fine della guerra. In Germania, infatti, dopo il ’45 nessuno aveva mai parlato dei disertori tedeschi. Solo nel 2002 il parlamento ha riabilitato una parte dei condannati per reati minori: non i kriegsverräter (traditori in guerra), tra i quali molti disertori passati dalla parte della resistenza nei vari paesi occupati. La presenza di partigiani tedeschi è visibile un po’ in tutti i movimenti di resistenza europei: in Grecia, Polonia, Russia, Italia, Cecoslovacchia, Jugoslavia, Francia, Norvegia, ecc. I due ricercatori parlano di 1.000 combattenti tedeschi in Francia, 600 in Jugoslavia, 600 in Grecia e 100 in Polonia.
Difficile calcolare il numero di disertori tedeschi nelle fila dei partigiani italiani.
Dal 1943 al 1945 l’esercito tedesco schierava in quel momento dai 10 ai 12 milioni di uomini in Europa. Assumendo quindi il dato ufficiale di 100.000 disertori tedeschi, si tratta grosso modo dell’1%. Dato che in Italia in quel momento erano schierate 27 divisioni, circa 330.000 soldati, se vale la regola dell’1% parliamo di almeno 3.000 persone, di cui una parte si rese disponibile a combattere con i partigiani italiani. Anche se fossero stati solo 1000 combattenti saremmo davanti a un fenomeno significativo e simbolicamente importante.
Tra le maggiori unità combattenti potremmo ricordare il Freies Deutschland Bataillon – composto da disertori tedeschi, austriaci, cecoslovacchi – formarono unità di guerriglia che combatterono contro le forze armate germaniche. Il Freies Deutchland Bataillon operò assieme ai garibaldini delle divisioni Carnia e Val But a ridosso del confine con l’ Austria, in Alto Adige e nel Bellunese.
Un altro esempio di presenza di disertori tedeschi in Italia è un rapporto della polizia segreta tedesca la quale segnala ad esempio che solo a Civitella, in provincia di Arezzo, si verifica nel luglio 1944 la diserzione di ben 721 soldati tedeschi. Probabilmente il motivo fu la strage degli abitanti di Civitella di pochi giorni prima (244 vittime).
Tra i singoli combattenti In Italia ricorderei due figure: Hans Schmidt e Rudolf Jacob.
Hans Schmidt era componente di una formazione politica comunista spazzata via da Hitler nel momento della presa del potere nel ‘33. Di professione impiegato durante la guerra è soldato nella Wehrmacht e impegnato in provincia di Reggio Emilia. Forma un gruppo clandestino di soldati tedeschi e prende contatto con partigiani italiani per catturare ufficiali del suo esercito. Viene scoperto e fucilato con altri quattro suoi compagni.
Rudolf Jacob è nato a Brema nel 1914 e per molti anni è ufficiale della marina mercantile. Chiamato sotto le armi, è capitano nella Marina tedesca dal 1938. Dall’autunno 1943 nell’Italia occupata dai nazifascisti, è impegnato, dai primi del ’44, a realizzare gli apprestamenti difensivi lungo la costa da La Spezia a Genova.
Prima ancora della diserzione sappiamo che Jacob fornì la popolazione della Spezia di viveri per aiutare molte persone che erano letteralmente affamate. A spingerlo più avanti alla diserzione sono probabilmente le efferatezze naziste in Italia che vede quotidianamente. Massacri e crudeltà ai danni della popolazione e dei partigiani. Entrò a far parte di una banda delle “Garibaldi”.
Morì il 3 novembre del ’44 in una sfortunata azione di liberazione di alcuni partigiani italiani. Fu ucciso da reparti repubblichini a Sarzana. […] Anche le storie di Schmidt e Jakob sono un’altra pagina nascosta della Resistenza
tedesca e dopo quasi ottant’anni queste vicende meritano di essere conosciute e divulgate.

Centro Filippo Buonarroti – Brescia – 2021


Festa del 25 aprile: Mearelli (Psi) “i socialisti tifernati rendono omaggio a chi ha lottato per dare un futuro alla nostra nazione”

“Purtroppo, per il secondo anno consecutivo, la ricorrenza del 25 aprile, festa della liberazione dall’oppressione nazi-fascista, non potrà essere celebrate nelle forme e con la partecipazione popolare, che la data simbolo della libertà riconquistata meriterebbe.Ciò nonostante,i socialisti tifernati,vogliono comunque rendere omaggio, a tutti coloro, che non piegando la schiena e non sottomettendosi alle ingiustizie, scelsero di lottare per costruire una nazione libera e giusta. Buon 25 aprile”

Festa della Liberazione 25 aprile 2021 – 76°anniversario della Festa della Liberazione

Il 25 aprile è il giorno in cui ogni anno in Italia si celebra la festa della Liberazione dal nazifascismo, avvenuta nel 1945. L’occupazione tedesca e fascista in Italia non terminò in un solo giorno, ma si considera il 25 aprile come data simbolo perché nel 1945 coincise con l’inizio della ritirata da parte dei soldati della Germania nazista e di quelli fascisti della repubblica di Salò dalle città di Torino e di Milano, dopo che la popolazione si era ribellata e i partigiani avevano organizzato un piano coordinato per riprendere il controllo delle città.

La decisione di scegliere il 25 aprile come “festa della Liberazione” (o come “anniversario della Liberazione d’Italia”) fu presa il 22 aprile del 1946, quando il governo italiano provvisorio – il primo guidato da Alcide De Gasperi e l’ultimo del Regno d’Italia – stabilì con un decreto che il 25 aprile dovesse essere “festa nazionale”.

La data fu fissata in modo definitivo con la legge n. 269 del maggio 1949, presentata da De Gasperi in Senato nel settembre 1948. Da allora, il 25 aprile è un giorno festivo, come le domeniche, il primo maggio, il giorno di Natale e la festa della Repubblica, che ricorre il 2 giugno. La guerra in Italia non finì il 25 aprile 1945, comunque: continuò ancora per qualche giorno, fino agli inizi di maggio.

25 Aprile 76°Anniversario della Liberazione Bacchetta: “porteremo a termine il progetto del posizionamento delle “pietre della memoria” per mantenere in vita la memoria di ciò che è stato ma che non deve più essere” e dare concretezza al ricordo”

La memoria e il doveroso ricordo delle ricorrenze che hanno segnato la storia e consentito a tutti noi di costruire una società fondata su valori democratici, laici e solidali vanno coltivate e alimentate con atti concreti e progetti condivisi. Proprio oggi in occasione del 76esimo anniversario della Liberazione d’Italia vogliamo con orgoglio confermare la disponibilità di portare a termine entro i prossimi mesi la predisposizione ed il posizionamento delle “Pietre della memoria” anche nel nostro comune a seguito dell’approvazione dell’ordine del giorno proposto dalla consigliera comunale, Ursula Masciarri, da tempo impegnata con grande competenza e determinazione su questi importanti temi in collaborazione con l’Istituto “Venanzio Gabriotti”. Le pietre della memoria prendono spunto dalle “pietre d’inciampo, un piccolo blocco quadrato di pietra (10×10 cm), ricoperto di ottone lucente, posto in genere davanti la porta della casa nella quale ebbe ultima residenza un deportato nei campi nazisti: ne ricorda il nome, l’anno di nascita, il giorno e il luogo di deportazione, la data della morte. In Europa ne sono state installate già oltre 50000, la prima a Colonia, in Germania, nel 1995. Metteremo in atto tutte le azioni possibili per mantenere in vita la memoria di ciò che è stato ma che non deve più essere. Le pietre verranno posizionate in luoghi simbolo della città.”

È quanto dichiarato dal sindaco, Luciano Bacchetta, questa mattina, in occasione della cerimonia per il 76° anniversario della Liberazione svoltasi nei pressi del monumento alla Resistenza altotiberina in Viale Vittorio Emanuele, subito dopo aver deposto una corona di fiori, con accanto il Gonfalone del Comune alla presenza di Anna Maria Pacciarini (presidente della sezione ANPI tifernate). “La comunità tifernate si è sempre contraddistinta per un senso vigile e intelligente della democrazia, pagando alti prezzi per la sua conquista e vivendo la Liberazione d’Italia del 25 aprile 1945 come un atto, drammatico quanto si vuole, ma pur sempre compiuto a favore e nell’interesse di tutto il popolo, senza divisioni di classe e senza più odio dettato dalla politica.

Appena le normative e disposizioni nazionali ce lo consentiranno – ha concluso il sindaco Bacchetta, nel ringraziare i rappresentanti delle associazioni combattentistiche e dell’Istituto “Venanzio Gabriotti” per il continuo e ammirevole sostegno a tutte le iniziative commemorative – avremo modo in sicurezza di ricordare come ogni anno il sacrificio di Venanzio Gabriotti e degli altri martiri della Resistenza”. “L’Anpi di Città di Castello – ha dichiarato la presidente Anna Maria Pacciarini – nel festeggiare la Liberazione del nostro paese dal nazi fascismo e nel ricordare il sacrificio di tante donne e uomini che ci consegnarono un paese finalmente libero dalla barbarie, sottolinea, ancora una volta, come il 25 aprile sia la festa di tutti gli italiani. Ed è per questo che oggi dobbiamo tutti dichiararci orgogliosamente antifascisti: esserlo, significa ripudiare un ventennio che negò ogni minima forma di libertà e portò il nostro paese a una guerra disastrosa, ma anche contrastare oggi ogni forma di sopraffazione, di discriminazione, di razzismo, di violenza, insomma, tutto ciò che mina alle fondamenta i valori della nostra Costituzione”. La breve ma sentita cerimonia si è conclusa sulle note del “silenzio” della tromba del giovane, Marco Marini, componente della Filarmonica “Giacomo Puccini” di Città di Castello.

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