ALTRE NEWS

LIVORNO

L’assessore Simoncini relatore a un webinar sull’apprendistato duale

Lunedì 10 maggio dalle 10 alle 11, l’assessore alla Formazione e Lavoro del Comune di Livorno parteciperà a un webinar promosso da Adecco sull’apprendistato duale.

Nell’occasione illustrerà le iniziative del Patto locale per la formazione ed in particolare la campagna informativa del Comune di Livorno sul duale.

Il webinar, promosso da Adecco, si intitola “Lo sviluppo del Talento-Apprendistato duale, e vuole essere un momento di confronto con le aziende e le istituzioni formative del territorio rispetto al tema dell’apprendistato duale, appunto, visto come strumento principale per integrare la formazione scolastica dei giovani con un’esperienza lavorativa.

Oltre all’assessore Simoncini interverranno Luca Bandini, Head of Operation Adecco Toscana e Umbria, e David Rodriguez Calvo, Staffing Solutions consultant Adecco.

Aborto farmacologico. Una conquista da difendere

“Aborto farmacologico. Una conquista da difendere”, dibattito organizzato dalla Libreria Antigone di Milano, con Alice Merlo, testimonial della campagna aborto farmacologico dell’ UAAR Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, Eleonora Cirant (Pro-choice rete italiana contraccezione aborto), e Non Una Di Meno – Milano.

Oltre Istanbul. Della Convenzione e altre lotte

Come e perché la Convenzione di Istanbul è sotto attacco dai fondamentalisti religiosi in alleanza con l’estrema destra. E perché questo riguarda anche noi.Ne abbiamo parlato con Irene Donadio, IPPF European Network (International Planned Parenthood Federation)Hazal Kouyncuer, portavoce comunità curda MilanoBarbara Spinelli, ASGI (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione).

Palestina: I fatti contano, perché non si raccontano? In coda video dei lacrimogeni all’interno della moschea di Al-Aqsa.

Da ormai alcune settimane, dopo che fanatici coloni (illegali) israeliani si sono riversati nella parte Est di Gerusalemme (occupata militarmente da Israele) al grido di “morte agli arabi”, si susseguono scontri tra palestinesi, coloni, esercito e polizia israeliana. Nel silenzio quasi generale dei nostri media.

Naturalmente ad avere la peggio sono sempre i palestinesi: picchiati, centinaia feriti, molti arrestati, così come israeliani pacifisti o deputati come Ofir Cassif (ebreo israeliano eletto nella lista di Hadash- Joint List).

Venerdì a Sheik Jarrah (quartiere palestinese di Gerusalemme Est, da anni sotto il tiro dei coloni con l’assenso delle autorità israeliane) palestinesi ed israeliani pacifisti, che ormai da molti anni manifestano per protestare contro la forzata evacuazione di famiglie palestinesi dalle loro case (di cui sono legittimi proprietari, come dimostrato dai documenti di proprietà consegnati dalle autorità giordane), sono stati attaccati dalla polizia israeliana (un ufficiale ha rotto gli occhiali del deputato Cassif), altri sono stati feriti ed alcuni arrestati. Inoltre, sono stati aggrediti migliaia di palestinesi riunitisi per la preghiera del Venerdì sera e poi trattenutisi nella Moschea di Al Aqsa per protestare contro la recente sentenza della Corte che ha dato via libera all’evacuazione di famiglie palestinesi e per la quale è stato presentato ricorso alla Corte Suprema che si riunirà lunedì 16. Il giornale israeliano Haaretz riporta che “almeno 205 palestinesi, di cui 88 ricoverati in ospedale, e 17 poliziotti sono stati feriti”.

Mi sarei aspettata titoli da prima pagina nei nostri giornali di sabato, invece nessun accenno su questi gravi fatti che sono stati denunciati dall’ Unione Europea, dal portavoce ONU della Commissione per i Diritti Umani, dal governo giordano e da molti altri.

Se tutto ciò fosse successo in altri paesi, avremmo visto fiumi di notizie, nei media e nelle Tv.

Ma forse i palestinesi sono figli di un dio minore, o, più semplicemente, se si raccontasse la verità sulle violazioni dei diritti umani e della legalità internazionale commesse da Israele si potrebbero temere rappresaglie e si potrebbe essere accusati di antisemitismo (atteggiamento a cui bisogna giustamente opporre resistenza) o ancor più semplicemente si applicano due pesi e due misure per quei paesi che si considerano alleati “occidentali”?.

Luisa Morgantini

già Vice Presidente Parlamento Europeo 

Presidente AssopacePalestina


Birmania: boicottato la riapertura scolastica e scontri sempre più duri. Corrispondenze dal Myanmar.

Questa settimana, studenti e insegnanti hanno coraggiosamente boicottato la riapertura forzata delle scuole da parte della giunta, l’Arakan National Party ha detto che probabilmente avrebbe posto fine alla sua traballante alleanza con il governo militare, violenti scontri sono continuati in tutto il paese. Paesi e messaggi contrastanti sui Rohingya hanno indebolito i pro -movimento per la democrazia. Frontier Fridays editor , settimanale dell 7 maggio 2021)

La riapertura delle università è stata inesistente

Le università di tutto il paese hanno ripreso ufficialmente le lezioni il 5 maggio, ma la riapertura forzata a quanto pare non è avvenuta, attirando pochi studenti. Questo risultato era prevedibile dato che tutto ciò che fa la giunta è considerato tossico dalla stragrande maggioranza della popolazione. Molti funzionari e insegnanti dell’istruzione rimangono in sciopero, mentre la sensazione tra molti genitori e studenti è che la frequenza alle lezioni potrebbe legittimare un governo illegittimo.

L’ Ayeyarwady Times ha riportato l’accoglienza riservata agli studenti della East Yangon University, che, come altre università, è chiusa da oltre un anno (ricordate la crisi del Covid-19?). Secondo uno dei pochi studenti presenti ieri, non c’è stato alcun distanziamento sociale nonostante le promesse della giunta, soldati e polizia sono stati dispiegati nel campus universitario, perquisendo gli effetti personali degli studenti. La fonte ha anche affermato che il movimento degli studenti all’interno del campus era permesso solo all’interno delle aule. Non si può dire che tutto andasse bene.

Il tentativo di riapertura ci ricorda anche che molti dei manifestanti in prima linea erano studenti. Di conseguenza, gli studenti rappresentano un’alta percentuale di vittime e prigionieri politici. È probabile che provino un risentimento particolarmente forte nei confronti dei militari. Lo studente dell’ultimo anno della Yangon University of Economics ha detto a Myanmar Nowche che lui ei suoi amici avevano deciso di non frequentare le lezioni, dichiarando che il loro abbandono della scuola era una versione del movimento di disobbedienza civile. “Il sangue dei nostri amici non si è ancora seccato”, ha detto lo studente. Ha detto che alcuni dei suoi amici sono stati uccisi nella brutale repressione delle proteste. Un altra studentessa ha detto che “non può ricevere un’istruzione da schiava sotto la dittatura militare” mentre i suoi amici rimangono dietro le sbarre. “Tornerò in classe solo quando il governo del popolo sarà in carica”, ha detto.

Unendosi ai loro studenti, anche i professori di molte università si rifiutano di tornare in classe. Un membro della Federazione degli insegnanti del Myanmar ha detto a Myanmar Now che solo il 20% degli insegnanti torna al campus e la maggior parte di loro ha un legame personale con i militari. “Continuerò assolutamente a partecipare al Movimento per la disobbedienza civile (CDM) fino a quando non vinceremo. Non smetterò mai di boicottare un sistema educativo guidato dai militari ”, ha detto a Frontier un insegnante in sciopero dal suo nascondiglio.

Anche i genitori sembrano sostenere ampiamente il boicottaggio. È una delle rare volte in cui sono felici di vedere i propri figli perdere la scuola, sia per sfidare la giunta che per motivi di sicurezza. “Non vi è alcuna garanzia che gli studenti non saranno arrestati o fucilati, o che le studentesse non saranno molestate sessualmente dai soldati”, ha detto una madre a Frontier .

La giunta ha continuato i suoi sforzi per costringere i funzionari dell’istruzione alla sottomissione, accusando 10 persone ogni giorno della settimana ai sensi della sezione 505A del codice penale. L’elenco include un gran numero di presidi, compresi quelli che supervisionano le scuole secondarie di istruzione di base nel distretto di Thazi a Mandalay, distretto di Taungoo a Bago [città 80 km a nord-est di Yagon] e distretto di Kantbalu a Sagaing [città 20 km da Mandalay, è un centro religioso], così come le scuole di istruzione di base secondaria del distretto di Mindon a Magway [Birmania centrale], i distretti da Shwebo e Salingyi a Sagaing e dal distretto di Kyaukkyi a Bago.Il Generalissimo Min Aung Hlaing ha detto che gli insegnanti dovrebbero “servire coscienziosamente lo Stato” e ha avvertito che “saranno prese misure deterrenti contro chiunque metta a repentaglio l’apparato amministrativo dello Stato”.

L’Arakan National Party cerca di lasciare la nave che affonda

L’Arakan National Party (PNA) ha annunciato che probabilmente sospenderà la cooperazione con il regime militare, sostenendo che quest’ultimo non ha risposto alle richieste del partito fatte il 4 febbraio, pochi giorni dopo il colpo di stato. Il presidente Thar Tun Hla ha parlato sulla questione in una conferenza stampa nella sede del partito mercoledì (5 maggio), aggiungendo che l’ANP convocherà presto una riunione del comitato esecutivo per discutere ulteriormente i suoi piani.

Non si sa cosa succederà al vicepresidente del partito, Aye Nu Sein, che ha accettato un posto nel consiglio della giunta militare subito dopo il colpo di stato. Thar Tun Hla ha detto che è stata una “decisione personale” che “non aveva niente a che fare con il partito”. Questa non è una spiegazione particolarmente convincente dato che la sua nomina sembrava coincidere con la collaborazione dell’Anp con il regime. E mentre altri partiti etnici hanno cacciato i membri che hanno assunto quelle posizioni senza l’approvazione del partito, Aye Nu Sein continua a mantenere la sua posizione nell’ANP.

Allora, cosa è esattamente cambiato nell’ANP? Il partito ha detto di aver avanzato sette richieste in cambio della sua cooperazione il 4 febbraio: liberare il presidente del parlamento statale di Rakhine, San Hla Kyaw; nomina due membri dell’ANP al Consiglio dello Stato di Rakhine (di cui uno come presidente); nominare la maggioranza dei membri dell’ANP al gabinetto di stato; nominare membri dell’ANP nei consigli regionali di Yangon e Ayeyarwady; rimuovere le definizioni ogni di terrorista dell’esercito di Rakhine; rilasciare altri prigionieri politici del Rakhine e abbandonare le pratiche di antiterrorismo contro i Rakhine.

Thar Tun Hla ha affermato che il regime ha accolto solo due richieste, il rilascio di San Hla Kyaw e la rimozione della designazione terroristica dell’AA. (La giunta ha anche rilasciato alcuni altri prigionieri politici del Rakhine, come il dottor Aye Maung, e sembra che stia abbandonando le azioni antiterrorismo.)

Non abbiamo mai pensato che l’alleanza tra l’Anp e la giunta sarebbe durata per sempre. Sembrava in qualche modo inevitabile che il regime si scontrasse con le richieste del partito. Si tratta di istituzioni fondamentalmente incompatibili, dal momento che l’Anp vuole una maggiore autonomia in Rakhine e l’istinto della giunta è quello di centralizzare il potere e gestire il paese da una sala di guerra a Naypyidaw [la capitale]. La grande domanda è come questa rottura possa influenzare i rapporti del Tatmadaw [forze armate della giunta] con l’AA (esercito Arakan).

La giunta, tuttavia, sembra prepararsi a una possibile ripresa del conflitto nello stato di Rakhine. Secondo i media locali Narinjara, ha ordinato ai suoi nuovi amministratori del villaggio di reclutare gli abitanti del villaggio per formare una milizia nel distretto di Munaung, nello stato di Rakhine. Un amministratore ha detto ai media che gli era stato detto che doveva reclutare 30 residenti da ogni villaggio e quartiere del comune. Un altro amministratore ha detto che l’idea era “molto impopolare” all’interno della comunità. Ha anche detto ai suoi superiori che “nessuno voleva essere coinvolto”. Pe Than, un membro anziano dell’ANP, ha detto che è stata una “mossa strana” dato che il Tatmadaw e l’AA stanno attualmente osservando un cessate il fuoco informale. Ha detto che questi sviluppi “dovrebbero essere osservati attentamente”.

Continuano gli scontri violenti in tutto il paese

La giunta dovrebbe essere particolarmente cauta nei confronti di ogni ulteriore violenza nel Rakhine, dato che ha già molto a che fare con i grandi scontri negli stati di Kayin e Kachin e con le rivolte civili armate nel Chin e nelle regioni di Sagaing e Magway.

A Kachin, martedì l’Esercito per l’indipendenza Kachin ha abbattuto un elicottero Tatmadaw nel distretto di Momauk, uccidendo un capitano, un maggiore e un sergente. Questa settimana, i civili hanno preso le armi nella periferica regione di Magway, nell’ovest del paese. Questo è il primo incidente del genere in questa regione fino ad ora e, secondo quanto riferito, quattro soldati sono stati uccisi nel comune di Tilin. Nuovi scontri sono scoppiati anche nel distretto di Hakha, nello stato di Chin, dove i residenti avrebbero ucciso nove soldati Tatmadaw. Secondo quanto riferito, nel distretto di Mandalay, Sintgaing, una banda armata di 20 persone ha attaccato un avamposto della polizia a guardia di un oleodotto cinese, uccidendo tre dei sei agenti di polizia presenti. Infine, grandi scontri sono scoppiati martedì 4 e mercoledì 5 maggio tra il Tatmadaw e l’Esercito di liberazione nazionale di Ta’ang e l’Esercito dell’alleanza democratica nazionale del Myanmar nella township di Kutkai, nello stato settentrionale dello Shan. È forse il combattimento più violento dopo il colpo di stato.

Ciò potrebbe essere di particolare preoccupazione per il Tatmadaw, dato che lo Stato Shan ha avuto solo violenze limitate da quando i militari hanno preso il potere ed è probabile che i militari desiderino contenere la violenza per far fronte alle crescenti minacce negli stati di Kachin e Kayin. Lo Stato Shan potrebbe anche esercitare maggiori pressioni sull’AA per prendere una posizione più forte nei confronti della giunta, dato che è strettamente collegata al TNLA (Tang National Liberation Army) e al MNDAA ( Myanmar National Democratic Alliance Army Myanmar National Democratic Alliance, attiva nella regione di Kokang)

Il governo di unità nazionale [NUG, governo in esilio, formalmente costituito il 16 aprile 2021] ha annunciato la creazione di una forza di difesa popolare. Ma non è chiaro fino a che punto il governo in esilio possa effettivamente influenzare i combattimenti sul campo, al momento.

NLD divisa e ambigua sui diritti dei Rohingya

In un’audizione alla Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, l’ambasciatore del Myanmar presso le Nazioni Unite a New York – Kyaw Moe Tun – che ha continuato a rappresentare il governo civile, ha esortato gli Stati Uniti a fare maggiori pressioni sulla giunta. “Abbiamo bisogno che gli Stati Uniti svolgano un ruolo di leadership decisivo nell’aiutare a risolvere la crisi del Myanmar”, ha detto, chiedendo sanzioni contro la Myawady Bank di proprietà militare e la Myanma Oil and Gas Enterprise (MOGE), di proprietà dello Stato. Quest’ultima è la più grande fonte di valuta estera della giunta nell’economia formale. La sua richiesta di sanzioni contro il MOGE fa eco a quella delle organizzazioni per i diritti umani e di alcuni influenti senatori statunitensi.

Ma messaggi contrastanti sulla crisi dei Rohingya continuano a rappresentare un problema per NUG, minando la credibilità del movimento per la democrazia. Il rappresentante Ted Lieu ha detto che bloccherà gli sforzi per riconoscere il governo di unità nazionale come governo legittimo del Myanmar fino a quando non incorporerà la rappresentanza dei Rohingya. Anche il rappresentante Brad Sherman ha espresso delusione per l’esclusione dei Rohingya. Ha chiesto a Kyaw Moe Tun in diverse occasioni se il NUG avrebbe concesso la cittadinanza ai Rohingya se avesse preso il potere. Kyaw Moe Tun ha dato una risposta poco convincente, se non sconclusionata, e non ha risposto esplicitamente alla domanda.Brad Sherman ha detto che non ha dubbi sul fatto che il NUG sarebbe un governo più umano della giunta, ma che comunque ha uno “standard molto, molto basso”.

Sono emerse due diverse strategie su come affrontare la questione Rohingya all’indomani del colpo di stato. Ci sono quelli, come il dottor Sasa e Susanna Hla Hla Soe, che non sono stati coinvolti personalmente nella questione in passato, ma che si sono scusati per i fallimenti della Lega nazionale per la democrazia(LND-partito di Aung San Suu Kyi) e per fare meglio in futuro. Altri, come Kyaw Moe Tun, hanno invece tentato di sostenere che l’NLD non aveva fatto nulla di sbagliato, forse in parte per le loro precedenti dichiarazioni pubbliche sulla questione Rohingya.

Oltre al fatto che un tale orientamento è indifendibile dal punto di vista dei diritti umani, diventa evidente che il secondo percorso è anche meno efficace da un punto di vista strategico, poiché i politici e gli attivisti dei diritti umani non dimenticano.

Questo ha anche scatenato un acceso dibattito sui social media, dove molti che credevano di essere pro-democrazia e anti-Rohingya hanno mostrato i loro veri volti. L’attivista Rohingya Yasmin Ullah ha definito la giornata “buia”, dicendo che c’è ancora “tanta resistenza [all’inclusione] dei Rohingya al tavolo dei negoziati”. Ma c’erano anche alcuni aspetti positivi. La pagina Twitter ufficiale del Movimento per la disobbedienza civile ha affermato di voler essere “molto chiaro” sul fatto che “la cittadinanza e i diritti umani” dei Rohingya “devono essere pienamente rispettati” e che “devono avere la loro voce rappresentata nel governo”. Una simile posizione da parte di un grande gruppo affiliato alla NLD sarebbe stata impensabile prima del golpe.

Gubbio, morti sul lavoro, Rifondazione: ” Fermiamoci. Sciopero generale subito”

La nostra regione è stata colpita ancora una volta da una tragedia immane. Giovani e donne continuano a morire sul posto di lavoro. I fatti di Gubbio sono semplicemente sconvolgenti. Saranno le autorità preposte a verificare le responsabilità che andranno colpite con il massimo rigore. Alle famiglie va innanzitutto il nostro più profondo cordoglio. Dopodiché Il tasso di ipocrisia delle dichiarazioni rilasciate sull’accaduto da esponenti di centrodestra e centrosinistra è al di là di ogni limite. Il sindacato, poi, al momento nemmeno di fronte a questi drammi quotidiani è in grado di indire uno sciopero nazionale. Gli ultimi fatti e I numeri parlano chiaramente: si tratta di una guerra non dichiarata contro i lavoratori, una vera e propria mattanza. Si muore di controlli che mancano anzi sono diminuiti grazie ai tagli votati dai partiti neoliberisti di centrodestra e centrosinistra.

Qualche dato:

  • l’organico Inail dal 2010 a oggi è diminuito di 2 mila unità, più del 20 per cento del totale e gli ispettori sono oramai ridotti a poco più di 200;
  • i dipartimenti di prevenzione delle Asl, quelli cui spetta la funzione ispettiva nelle aziende, hanno visto i propri addetti ridursi dai 5 mila del 2009 ai 2 mila del 2020;
  • all’ispettorato nazionale del lavoro organico ridotto da 6500 a 4500 unità, il 25% in meno del minimo necessario.

Insomma la politica incentiva le imprese a fare lo stesso ragionamento che gli evasori fanno sul fisco: le possibilità di essere colti in fallo da un’ispezione sono così limitate che conviene rischiare e risparmiare sui costi dei dispositivi di sicurezza, forzare i ritmi di lavoro, assumere meno persone del necessario, non investire in corsi di formazione, ecc.

Vi domanderete: ma nel PNRR hanno previsto di intervenire sulla sicurezza?
Risposta: no.

Tante, troppe le chiacchiere di circostanza. Occorre una straordinaria mobilitazione nazionale nonostante la crisi sanitaria. Fermiamoci. Sciopero generale subito.

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