TERZA PAGINA/2

Venezia78

A Karine Tuil il Premio Kinéo/La Nave di Teseo Arte e Letteratura per “Le cose umane”

È stato consegnato presso Villa Ines il prestigioso riconoscimento Kinéo Arte e Letteratura che sancisce una collaborazione con La Nave di Teseo, casa editrice diretta da Elisabetta Sgarbi, alla scrittrice francese Karine Tuil, per il suo romanzo Le cose umane, in corso di traduzione in 12 lingue, e oltre 350 mila copie vendute solo in Francia, appena uscito in libreria per La nave di Teseo.

Oltre all’autrice, all’evento sono intervenuti il direttore generale ed editoriale Elisabetta Sgarbi, il presidente de La Nave di Teseo Mario Andreose, la presidente del Premio Rosetta Sannelli e il critico cinematografico SNCCI Carlo Gentile.

Dal romanzo è stato tratto l’omonimo film, presentato nella selezione ufficiale della 78. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e diretto da Yvan Attal con protagonista Charlotte Gainsbourg, Pierre Arditi e Mathieu Kassovitz.

Le cose umane racconta un tema delicato e d’attualità che ripropone anche quanto avviene di consuetudine con fughe di notizie e processi mediatici con la conseguente disgregazione di situazioni familiari, personali, politiche.

Il film di Attal, accolto bene dalla critica, riprende, appunto, con grande attenzione la delicata storia raccontata dalla Tuil: un processo per stupro, la paura da parte della vittima di dire no e le dinamiche impietose della macchina giudiziaria.

Alla scrittrice francese è stato consegnato il premio con la seguente motivazione, a firma della scrittrice Elena Stancanelli:

Nelle faccende umane il nodo del bene e del male è inestricabile. Basta avvicinarsi, osservare con maggiore attenzione: ognuno ha le sue ragioni. Buone, ottime, confutabili, di mediocre utilità… una montagna di ragioni possibili governa ciascuno dei nostri gesti. Il romanzo di Karine Tuil racconta con esattezza di questo nodo. E lo fa a partire dal luogo dove, per eccellenza, le ragioni devono essere prodotte: un processo. Le prime pagine non sembrano neanche appartenere a un romanzo. La sua aderenza ai fatti che vediamo svolgersi, i riferimenti alla realtà, producono l’impressione che si tratti di un’inchiesta. La giovane Claire Farel, che ritroveremo una ventina d’anni dopo come una delle protagoniste, è stagista alla Casa Bianca insieme a Monica Lewinski – non ho bisogno di spiegarvi chi è – e Huma Abedin, che sarebbe diventata la più stretta collaboratrice di Hillary Clinton e moglie di quel Anthony Weiner che bruciò la sua carriera politica per il vizio di mandare foto di erezioni alle sue amanti. Questo è il calco, da qui, da questo big bang dell’Occidente si origina la vicenda de Le cose umane. Tutto esplode a partire da un unico detonatore: il sesso. Claire diventa madre di Alexandre, Alexandre si mette nei guai per quello che la vittima denuncia come uno stupro. Intorno le famiglie si disintegrano e l’eros è padrone. “Al sesso e alla lusinga della devastazione, al sesso e al suo impulso selvaggio, tirannico, irrefrenabile, Claire aveva ceduto come gli altri, un colpo di testa, in uno slancio irresistibile, buttando all’aria tutto ciò che aveva pazientemente costruito, cioè una famiglia, una stabilità emotiva, un punto fermo durevole.”

Il romanzo, sul cui sfondo scorre ovviamente la cultura del #Metoo, guarda e non giudica, inventa e incastra storie di uomini e donne travolti dal desiderio da una parte e dalla paura dall’altra. Immobili, sotto la spinta di due correnti opposte. Credibile fino al dolore di una nostra deforme immagine riflessa nello specchio, che vorremmo dimenticare, Le cose umane ha dentro Philip Roth e George Bataille, l’angoscia dell’invecchiare, l’ottuso rifugiarsi nella claustrofobia dei riti anche religiosi, l’ossessione della solitudine, ma è soprattutto un romanzo appunto dell’umano, nella sua declinazione contemporanea: scomposta, fragile finale.

“Si era spesso delusi dalla vita, da se stessi, dagli altri. Si poteva tentare di essere positivi, qualcuno avrebbe finito con lo sputarti in faccia la sua negatività e la positività si annullava. Di quell’equilibrio mediocre si crepava, ma lentamente, a singhiozzo, con pause rassicuranti che offrivano una breve euforia: una gratificazione qualunque, l’amore, il sesso… dei flash, la certezza di essere vivi. Era nell’ordine delle cose. Si nasceva, si moriva. Tra l’alfa e l’omega, con un po’ di fortuna, si amava, si era amati. La cosa non durava, prima o poi si finiva con l’essere sostituiti. Non c’era da ribellarsi, era il corso invariabile delle cose umane.”

Il GdA Director’s Award 2021 a Imaculat di Monica Stan e George Chiper-Lillemark

Tra i dieci film in concorso Imaculat di Monica Stan e George Chiper-Lillemark è il vincitore del GdA Director’s Award 2021 alla diciottesima edizione delle Giornate degli Autori.

Il premio è stato assegnato dalla giuria 27 Times Cinema, costituita da giovani rappresentanti di ciascun paese della Comunità Europea e presieduta dalle registe Mina Mileva e Vesela Kazakova nel corso di una riunione plenaria trasmessa in streaming sulla pagina Facebook delle Giornate degli Autori.

Tutte le riunioni di giuria sono state moderate da Karel Och, direttore del festival di Karlovy Vary, che ha condotto le discussioni accompagnando le giurate e i suoi giovani colleghi a decretare il vincitore.

Il GdA Director’s Award ha un valore di 20.000 euro: metà destinata al regista, metà al venditore internazionale del film, per aiutarne la circolazione.

Quando Daria entra in un centro di riabilitazione per disintossicarsi dalla droga, una dipendenza ereditata dal suo primo amore, quell’aura di innocenza la salva dalle avance sessuali degli altri pazienti, per lo più maschi, e le fa guadagnare la loro protezione. Dietro il piacere di tutte queste lusinghe, però, si nasconde un caro prezzo da pagare che la giovane scopre immediatamente.

“Avevo 18 anni quando sono finita in riabilitazione”, ha detto Monica Stan nelle sue note di regia, “Ero sorpresa, stavo bene in quel posto. Nel mio ambiente borghese ero quella corrotta. Là, in mezzo agli altri tossicodipendenti, ero vista come una speciale. Da adolescente insicura, ho abboccato immediatamente alle lusinghe. L’immagine che gli altri hanno di noi può sedurci al punto da identificarci con essa, finché non ci rendiamo conto dolorosamente che si tratta di un’illusione pericolosa”.

“Leggendo la sceneggiatura di Monica sono stato attratto dalla relazione tra il continuo chiacchiericcio e il desiderio dolorosamente concreto di vicinanza”, ha aggiunto George Chiper-Lillemark, “Per dirla in altri termini, le parole creano un velo ingannevole di intricate dinamiche di potere e di genere in contrasto con i corpi che si attardano, a volte abbandonati in un’unione calda e totalizzante.”

In accordo con le Giornate degli Autori, Mina Mileva e Vesela Kazakova hanno inoltre scelto di assegnare una Menzione speciale delle Presidenti al film Shen Kong di Chen Guan con la seguente motivazione: “Umorismo, freschezza, audacia e as-senza di confini artistici raramente convivono nel cinema d’autore. Questo fine lavoro riesce a evo-care riflessioni filosofiche sulla solitudine, l’isolamento, l’amore, la tenerezza e il senso della vita. Auguriamo a Chen Guan di non perdere mai questa libertà artistica interiore che non può essere censurata.”

GIORNATE DEGLI AUTORI 2021

Deserto Particular vince il Premio del Pubblico BNL

Il pubblico delle Giornate degli Autori ha scelto tra gli undici film in concorso Deserto Particular di Aly Muritiba, che con il 62,6% delle preferenze ha conquistato il Premio del Pubblico BNL.

Daniel, un agente di polizia quarantenne, è stato sospeso. È sotto inchiesta con l’accusa di aver commesso atti violenti. Quando Sara, la persona con la quale ha una relazione virtuale, smette di rispondere ai suoi messaggi, si dirige verso nord, intraprendendo un viaggio apparentemente insensato. Mostra la foto di Sara, ma nessuno sembra riconoscerla. Finché non spunta un tizio che a determinate condizioni potrebbe farli incontrare.

“Deserto Particular è un film di incontri”, dichiara il regista, “dal 2016, con il colpo di stato che ha rimosso il presidente democraticamente eletto in Brasile, la mia generazione, che si è formata dopo la dittatura, sta vivendo il momento più drammatico della sua esistenza. All’indomani del colpo di stato, il paese è sprofondato in una spirale di odio che è culminata con l’ascesa di un fascista alla presidenza. Con l’elezione di Jair Bolsonaro, tutte le minoranze, le donne, gli indigeni, la comunità LGBTQI+, i neri, sono perseguitate in modo sistematico e il paese è diviso tra il sud conservatore e il nord / nord-est progressista. Molte volte si è giunti sull’orlo dello scontro armato. Proprio quest’odio si è rivelato fondamentale per decidere quale sarebbe stato il mio prossimo film. Ho capito che avrei fatto un film su un incontro. In un’epoca di violenze ho voluto fare un film d’amore.”

Oltre a premiare il film più amato del pubblico, BNL ha deciso di incoraggiare con un contributo economico lo sceneggiatore o la sceneggiatrice, individuato in accordo con il comitato di selezione delle Giornate, distintosi per qualità dell’opera, coraggio, percorso personale, sguardo sul mondo, capacità di interpretare il presente, originalità di scrittura.

“BNL Gruppo BNP Paribas ha scelto quest’anno di sostenere l’impegno di chi ha continuato a lavorare, nonostante i rischi e le complessità, per regalarci grandi storie ed emozioni; in un settore, come quello del cinema, che ha subito gravi perdite a causa della pandemia, è fondamentale incoraggiare lo sguardo e il coraggio degli Autori.”

Il contributo di 2.000 euro a sostegno dell’autore/autrice di uno dei film delle Giornate degli Autori 2021 va ad Alessandro Cassigoli, Casey Kauffman e Vanessa Picciarelli, sceneggiatori di Californie, film presentato in concorso, con la seguente motivazione: “per il soggetto estremamente attuale che accompagna in un arco di tempo di cinque anni una giovane originaria del Marocco, in bilico tra scelte, desideri e ricerca di identità nello scenario complesso del Sud Italia.”

Alessandro Cassigoli e Casey Kauffman lavorano insieme dal 2015. The Things We Keep (2017) è stato il loro primo lavoro. Il documentario ha avuto la sua premiere al Biografilm Festival 2018 dove ha vinto il premio del pubblico nella competizione internazionale. Butterfly (2018) è stato presentato ad Alice nella Città e l’anno successivo è uscito nei cinema di tutta Italia. Il film ha partecipato a molti festival internazionali, aggiudicandosi ben dodici premi fra i quali il Globo d’Oro come miglior film documentario italiano dell’anno. Prima della loro collaborazione, Cassigoli, di base a Berlino, ha diretto sei documentari per ARTE, mentre Kauffman ha lavorato in Medio Oriente come reporter per Al Jazeera.

Vanessa Picciarelli è laureata in Lettere presso l’Università degli studi di Bari e nel 2005 ottiene il diploma in sceneggiatura presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. È autrice di sceneggiature per numerosi cortometraggi, documentari e lungometraggi, tra cui I casi della vita di Corso Salani, Bangla di Phaim Bhuiyan e Shadows di Carlo Lavagna.

Sin dalla loro nascita nel 2004, le Giornate degli Autori sono state sostenute da BNL Gruppo BNP Paribas che ha appoggiato e avvalorato tutte le iniziative portate avanti in questi diciotto anni di collaborazione. Presente alla Mostra di Venezia anche con la Settimana Internazionale della Critica, BNL sostiene il cinema e ne favorisce la diffusione con un premio il cui unico giudice è il pubblico. Con questi riconoscimenti BNL, insieme alle Giornate, intendono premiare sia la qualità dell’opera che la sua capacità di attrarre e intrattenere il pubblico generalista.

BNL supporta le esigenze di tutta la filiera cinematografica: dall’ideazione dei film alle fasi di realizzazione e distribuzione, fino alle innovazioni tecnologiche e alle ristrutturazioni delle sale di proiezione. Un’attenzione costante, che ha permesso di realizzare in questi anni oltre 5.000 opere, che hanno fatto la storia del cinema italiano e ricevuto importanti riconoscimenti internazionali.

Nuove Uscite- Beast in Black ‘Moonlight Rendezvous’

La bestia è tornata! Ed è pronto a infrangere i confini conosciuti del metal melodico! Beast In Black, il battaglione internazionale di pionieri del metal melodico, è pronto a stupirci con il loro terzo album dal titolo minaccioso “Dark Connection”. Se ti piace l’heavy metal melodico e atmosferico con un tocco follemente orecchiabile, questo è l’album che stai cercando. Non c’è nessun’altra creatura come questa che cammina sulla terra. Nessun altro sopporta questi riff taglienti o ritornelli penetranti. Non con queste epiche storie di fantascienza, fantasy e cyberpunk da raccontare. Beast In Black è una forma assolutamente unica di evoluzione dell’heavy metal.

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