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SPORT

CALCIO

SERIE A

Il Crotone ha battuto 2-1 il Verona nel posticipo della 36a giornata

Il Crotone già retrocesso ha battuto 2-1 il Verona nel posticipo della 36a giornata del campionato di Serie A.

I calabresi sono passati in vantaggio al 2′ con Ounas e hanno raddoppiato al 75′ con un contropiede finalizzato da Messias. Nel finale un’autorete di Molina ha permesso ai gialloblu di accorciare le distanze.

SERIE B PLAY OFF PRELIMINARI

CITTADELLA – BRESCIA 1-0

VENEZIA – CHIEVO 3-2 dts

ESTERO

COPPA UCRAINA FINALE

D.KIEV – ZORYA 1-0

VINCITORE DINAMO KIEV

BASKET

LEGA A PLAY OFF GARA 1

ARMANI – TRENTO 88-62

VENEZIA – SASSARI 92-91 dts

BRINDISI – TRIESTE 85-64

VIRTUS BO – TREVISO 91-72

SERIE A1 FEMMINILE PLAY OFF GARA 4

SCHIO – VENEZIA 67-65 (2-2) SI VA A GARA 5

SPECIALE INTERNAZIONALI DI ROMA

NEL FEMMINILE RITIRO PER LA HALP PER INFORTUNIO GAMBA SINISTRA

NEL MASCHILE:

DJOKOVIC – DAVIDOIVCH 6-2 6-1

TSITSIPAS – BERRETTINI 7-6 6-2

NADAL – SHAPOVALOV 3-6 6-4 7-6

ALTRE NEWS


Autodeterminazione per la Palestina Fermare la pulizia etnica di Israele. Sabato SA in piazza in tutta Italia.

Sinistra Anticapitalista denuncia la narrazione capovolta con cui Biden e l’Ue vogliono spacciare l’aggressore per aggredito. Stiamo dalla parte del popolo palestinese, contro l’apartheid imposta dallo stato israeliano di fronte al vergognoso silenzio internazionale. Saremo nelle piazze di tutta Italia il 15 maggio a fianco della comunità palestinese [Direzione nazionale di Sinistra Anticapitalista]

A Gerusalemme non c’è uno “scontro tra le parti”, è una pulizia etnica programmata ed eseguita dal suprematismo ebraico che ispira un governo di destra. Un’apartheid imposta dallo stato israeliano di fronte al vergognoso silenzio internazionale. Per questo Sinistra Anticapitalista è solidale con la causa del popolo palestinese e denuncia la ferocia dello Stato Israeliano e la complicità di Usa e Unione Europea con i suoi intenti stragisti. Da diversi giorni, le forze armate israeliane hanno violentemente represso i palestinesi di Gerusalemme che si sono mobilitati per difendere i loro diritti, tra cui il più fondamentale di essi: il diritto a vivere nelle proprie case, di fronte alla politica di ebraicizzazione sistematica della parte palestinese della città, portata avanti congiuntamente dal governo israeliano e dalle organizzazioni di coloni più estremiste. Estremisti di destra ebrei hanno aggredito cittadini di origine palestinese, assaltato e vandalizzato negozi arabi. Da lunedì, l’esercito israeliano ha anche lanciato una violenta campagna di bombardamenti contro la Striscia di Gaza, dove si sono moltiplicate le manifestazioni di solidarietà con i palestinesi di Gerusalemme, come nel resto dei territori occupati, uccidendo decine di persone, compresi i bambini. Il numero dei civili uccisi dagli attacchi di Israele continua a crescere. Il palazzo di al-Shorouq è stato fatto esplodere dagli attacchi dell’aviazione israeliana. L’edificio ospitava numerose famiglie e diverse redazioni giornalistiche e si trovava nel pieno centro di Gaza City. Si tratta del terzo palazzo abbattuto dall’esercito israeliano nei territori palestinesi. A Gerusalemme, centinaia di palestinesi sono stati feriti e decine imprigionati. Il gabinetto di sicurezza israeliano ha approvato, proprio mentre scriviamo, una intensificazione degli attacchi militari contro Gaza. Una escalation che sembra promossa nell’ambito del tentativo del criminale Benjamin Netanyahu di rimanere a capo del governo d’estrema destra in Israele per non finire in carcere. Netanyahu cerca di distogliere l’attenzione dalla profonda crisi politica e sociale israeliana (4 elezioni in 2 anni e senza fine), con la deportazione di famiglie palestinesi dalle loro case di Sheikh Jarrah, con assalti e incursione continue alla Spianata della moschea di Al Aqsa (nel mese del Ramadan), con centinaia di coloni e soldati israeliani, trasformandola in un teatro di orrore, violenze e scontri, nel tentativo di affermare la sovranità israeliana su Gerusalemme, come capitale unificata ed eterna d’Israele, come  menzionato dal piano dell’ex presidente degli USA, Donald Trump. Poi allargando il il fronte, bombardando e compiendo nuovi massacri contro la popolazione civile di Gaza.

Nel 73° anniversario della Nakba (la catastrofe) del popolo palestinese, avvenuta dopo la creazione dello Stato d’Israele sulla terra palestinese con la complicità del governo britannico (Dichiarazione Balfour del 2 novembre 1917) e delle potenze coloniali occidentali nel 1948, dal popolo palestinese giungono però segnali di ripoliticizzazione, anche contro una leadership discutibile, per la conquista del diritto all’autodeterminazione, al ritorno dei profughi palestinesi alle loro case e alle loro terre, alla creazione del suo Stato libero ed indipendente con Gerusalemme capitale, sulla base delle risoluzioni dell’ONU e della legalità internazionale.

E l’inquilino “buono” della Casa Bianca, il democratico Biden, non trova di meglio che dichiarare «Israele ha il diritto di difendersi» a proposito dell’escalation militare in Medio Oriente. Non c’è molta distanza tra lui e la destra italiana che, giusto per citare, per bocca del governatore della Liguria, Toti, mezzo berlusconiano e mezzo salviniano, detta alle agenzie che «Chi bombarda Israele bombarda anche un pezzo della mia civiltà, della mia storia e del mio essere. E’ un pezzettino di democrazia vera in un mondo che di democrazia ne conosce poca». La civiltà e la democrazia di Netanyahu, Biden e quelli come Toti e Salvini, Letta, Calenda, Boschi, grillini, è solo una narrazione capovolta in cui l’aggressore si spaccia per aggredito. Non possiamo che indignarci di fronte alle parole del ministro degli Esteri di Draghi, il pentastellato Di Maio, capace solo di accorgersi dell’«inaccettabile il lancio di razzi indiscriminato» da parte di Hamas nella stiscia di Gaza. Proprio come l’ineffabile Fassino, Pd: «inaccettabile quello che Hamas e la Jihad islamica stanno facendo contro Israele, tanto più se l’obiettivo è quello di annientare» lo Stato ebraico, la cui «sicurezza è irrinunciabile per l’Italia e per la comunità internazionale».

Non può esistere una “calma” coloniale, e non esiste una responsabilità condivisa in questo nuovo episodio di repressione: ciò che è in questione è la politica di apartheid portata avanti dallo Stato di Israele e la negazione dei diritti democratici e nazionali dei palestinesi.

Nessuna “soluzione giusta” può essere trovata senza la soddisfazione di tutti i loro diritti: fine dell’occupazione civile e militare, parità di diritti, diritto all’autodeterminazione e diritto al ritorno. Il sostegno allo Stato di Israele deve finire! Al contrario, Israele deve essere sanzionato e reso responsabile dei suoi crimini. Questo è il senso della campagna BDS (Boicottaggio-Divestimento-Sanzioni), il cui sviluppo e rafforzamento, in assenza di qualsiasi altra forma di sanzione e pressione, rimane una necessità, così come le mobilitazioni di strada per esprimere la nostra solidarietà con i palestinesi.

Aderiamo con convinzione all’appello della Comunità Palestinese d’Italia che invita la società civile, tutte le donne e tutti gli uomini amanti della pace, della libertà e della giustizia a scendere nelle piazze d’Italia, sabato 15 maggio, per denunciare e condannare il massacro del popolo palestinese.

Contro l’aggressione e l’oppressione israeliana nei confronti della popolazione di Gerusalemme e di Gaza. Non potrà esistere Israele senza Palestina.

Il conflitto israelo-palestinese si incendia, ma il mondo guarda altrove

C’è stato un tempo in cui un aumento della tensione come quello a Gerusalemme e a Gaza avrebbe causato una mobilitazione diplomatica, con appelli a rilanciare il processo di pace israelo- palestinese. Ma non accade per la crisi attuale. A parte i rituali appelli alla calma, perfino il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha faticato il 10 maggio a rilasciare una dichiarazione comune, alla fine piuttosto tiepida.

Eppure se c’è un momento in cui una mediazione seria sarebbe necessaria è sicuramente questo. A Gerusalemme gli scontri sono quotidiani, e la violenza arriva fino all’interno della moschea Al Aqsa. Nel frattempo i movimenti islamisti nella striscia di Gaza alzano la posta lanciando razzi in direzione di Israele, suscitando cicliche rappresaglie sanguinose che rischiano di far esplodere la situazione.

Ancora una volta la violenza diventa l’unica valvola di sfogo, in assenza della minima prospettiva politica. Il mondo intero resta a osservare, impotente ancora prima di porsi il problema. Certo, esistono massacri e guerre anche altrove, ma questo conflitto ha una carica simbolica particolare in una città dove convivono le tre grandi religioni monoteiste, e ha ripercussioni negative all’interno delle nostre società.

LIVORNO

«Lo scricchiolio, poi è venuto giù tutto»: il racconto della grande paura all’asilo Livorno, una insegnante e un’addetta alle pulizie hanno portato fuori gli ultimi quattro bambini: evitato il peggio per pochi minuti. Edificio sotto sequestro.

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Silvia e Veronica sono ancora scosse. All’indomani del crollo, mentre raccontano cosa è accaduto intorno alle 17.20 di mercoledì, la voce trema. Sono due donne con storie e lavori diversi – Silvia Lopardo è un’educatrice, Veronica Parlanti si occupa delle pulizie – ma due giorni fa hanno avuto in comune la prontezza e il sangue freddo per portare fuori dall’asilo “L’isola che non c’è” di via Michon gli ultimi quattro bambini rimasti nel giardino interno ad aspettare i genitori. «Siamo state fortunate – ripete Silvia, 32 anni – visto che fino a cinque minuti prima ne avevamo fatti uscire tanti altri dall’ingresso principale, che ora non esiste più…». Perché il soffitto è completamente crollato. Visto dall’alto l’ormai ex asilo privato fa spavento: un’enorme voragine si è aperta sui locali dove fino a poche ore fa hanno giocato ben 44 piccoli di età compresa tra i 3 mesi e i 3 anni. A crollare è stata la terrazza sovrastante, con ogni probabilità a causa delle infiltrazioni di acqua: una terrazza che fa da tetto all’asilo e che è lo spazio esterno del B&B che si trova al primo piano del palazzo, con ingresso da via dell’Indipendenza. Il racconto delle due donne fa venire i brividi. «Ero in giardino con quattro maschietti, età media 2 anni e mezzo: eravamo già pronti, vestiti, in attesa di uscire. Per fortuna eravamo fuori perché era bel tempo», riprende Lopardo: «Ho sentito uno scricchiolio, ho guardato verso le vetrate e ho visto che il controsoffitto dell’ingresso si stava sgretolando, come se imbarcasse acqua. È stato tutto velocissimo, questione di secondi. Ho indietreggiato con i bimbi. Nella stanza accanto c’era la donna delle pulizie, ci vedevamo dalle vetrate. Mi ha detto: “Usciamo da via dell’Indipendenza”. Ho tirato via uno dei bambini per il giacchetto. Il tempo di girarci ed è venuto giù tutto». «Lo spavento – chiude – è stato tanto. E allo spavento si è aggiunto il dispiacere: ho visto frantumarsi non solo un posto di lavoro, ma una seconda casa». «Ho sentito uno scricchiolio, poi una grande botta, mi ha salvato essere un po’ paurosa, sono subito corsa fuori», racconta anche Parlanti, 43 anni, che ieri mattina è tornata al lavoro nella cucina prepara catering, rimasta agibile. «Fosse successo qualche minuto prima, non so come sarebbe finita: è una tragedia sfiorata…». Parole che ripete un’altra delle educatrici, Selene Scotto (33), che all’indomani non trattiene le lacrime.


Sabato 15 maggio, ore 10.30, Spiaggia della Vela

ANLA sceglie Livorno per festeggiare i suoi 70 anni

I volontari dell’Associazione Nazionale Lavoratori Anziani della Toscana si troveranno per sensibilizzare i cittadini ad avere cura del nostro litorale

Livorno, 14 maggio 2021 – Per festeggiare i 70 della Fondazione hanno scelto Livorno. Nello specifico si ritroveranno domani sabato 15 maggio, alle ore 10.30, alla “Spiaggia della Vela” (tra lo stabilimento Bagni Fiume e l’Accademia Navale).

Invece di brindare con spumante e pasticcini, però, hanno scelto di contribuire a valorizzare l’arenile.


“Armati” di guanti, pinze e sacchi setacceranno la sabbia per individuare eventuali mozziconi di sigaretta o piccoli oggetti in plastica e alluminio che potrebbero essere stati incautamente abbandonati.


“Cominceremo da Livorno – commenta Fiorenza Ciullini, Consigliera nazionale e presidente Toscana di ANLA (Associazione Nazionale Lavoratori Anziani) – perché già la conosciamo e ben sappiamo quanto l’Amministrazione comunale sia impegnata a valorizzare anche le sue bellezze paesaggistiche. Auspichiamo che le nostre iniziative siano da traino per altre attività analoghe e sensibilizzino ulteriormente i cittadini a tutelare il nostro territorio”.


“Siamo onorati di essere stati scelti – commenta Giovanna Cepparello, assessora all’Ambiente del Comune di Livorno – per l’avvio di un presidio a cura di un’associazione da sempre sensibile alle tematiche ambientali. Anche in quest’occasione, insieme ad AAMPS, daremo il nostro supporto per la riuscita di questo evento che annoveriamo tra i numerosi interventi di pulizia delle spiagge che stiamo periodicamente organizzando con il contributo di moltissimi cittadini e associazioni di volontari”.


Coordinamento nazionale, Eliana Como. Cosa ci aspetta nei prossimi mesi

Ieri abbiamo ricordato Carlo, a un anno esatto dalla sua prematura scomparsa. È stata una giornata molto intensa. Abbiamo deciso che per noi l’11 maggio sarà tutti gli anni la nostra giornata per la pace, la solidarietà e l’impegno internazionale che Carlo, come delegato storico di uno dei CAE più importanti d’Europa, quello della Unilever, portava avanti con passione e coerenza. Lo dico perché, finché sarò io portavoce, mi prenderò carico di tenere fede a questa promessa ogni 11 maggio. Ma vorrei che tutto il coordinamento l’assumesse, perché diventi un nostro impegno per sempre, a prescindere da chi ci sarà. 

Abbiamo convocato questo coordinamento per discutere nello specifico della conferenza di organizzazione della Cgil, il cui avvio, dopo vari e ripetuti rinvii, è stato annunciato poche settimane fa dal segretario generale.  Invito a discutere di questo perché dobbiamo anche prendere delle decisioni, ma come è ovvio questa occasione di incontro e discussione, purtroppo ancora possibile soltanto online, ci permette anche di fare il punto sulla situazione politica e sindacale e rilanciare alcune parole d’ordine che credo debbano caratterizzare la nostra iniziativa nei prossimi mesi e che d’altra parte, come poi vi dirò, si intrecciano anche con i temi più organizzativi che saranno proposti nella conferenza di organizzazione. 

Come sapete, lunedì, la AG della Cgil ha votato un documento sul PNRR del governo, sul quale abbiamo votato convintamente contro perché privo di una adeguata e conseguente proposta di mobilitazione. 

Non farò qui una analisi del PNRR, primo perché non credo di potermi permettere – ne voglio – parlare un’ora e mezza come Landini, secondo perché mi auguro che abbiate avuto modo tutti/e di leggere le “brevissime” note di Luca Scacchi sul piano. Mi limito a dire che è l’impianto stesso del PNRR a dover essere contestato.

Dopo decenni di austerità, nei quali ci hanno continuamente detto che non c’erano risorse e quindi dovevamo fare sacrifici, con tagli, controriforme, pensioni, persino art 18 anche se era evidente che con le risorse non c’entrava niente, scopriamo improvvisamente che le risorse ci possono essere, salvo essere a debito, quindi che dovremo ripagare negli anni a venire e che in ogni caso queste risorse sono indirizzate quasi interamente al sistema delle imprese, del mercato e della competitività. Cioè dopo decenni che perdiamo diritti, salario e pensioni in nome delle politiche di austerità europee, ora l’intero sistema economico cambia strategia, immette risorse a pioggia ma non per noi, in larga parte per le riforme strutturali che lo stesso sistema capitalistico ha capito essere non più rimandabili, a cominciare dalla transizione energetica e dalla digitalizzazione. 

Il PNRR è interamente ispirato a questa logica. E pure il ruolo del pubblico – compresa scuola e università – si piega ad essa. Con la sanità che si ritrova a essere l’ultima voce di spesa, invece che la prima, come la crisi sanitaria avrebbe dovuto suggerire. Non dico che non ci saranno interventi positivi. Uno speriamo che sia finalmente la legge per la non autosufficienza, di cui tanto si vanta lo Spi. Dico solo che la misura degli interventi necessari sarebbe ben altra e mentre imprese e mercato si spartiscono enormi risorse, alla salute, alla sicurezza, al lavoro e al salario non restano che le briciole cadute dal tavolo. 

D’altro canto, non abbiamo certezze sulla riforma degli ammortizzatori sociali, né sulla proroga del blocco dei licenziamenti. Non si affrontano temi che invece sarebbero strategici per difendere e aumentare l’occupazione, a partire dalla riduzione dell’orario di lavoro e dalla riduzione dell’età pensionabile. Con quota 100 che scade a dicembre di quest’anno. 

Alla base non si affronta, il tema della difesa del sistema pubblico. Anzi, il patto di Brunetta, conferma il principio dell’allargamento del perimetro del servizio pubblico a favore della possibilità di scelta tra pubblico e privato, esattamente quello che in Lombardia per anni è stato spacciato come un modello di eccellenza sanitaria salvo scoprire che era un gigante dai piedi di argilla. Peraltro, sempre in merito al patto di Brunetta, introducendo la detassazione del welfare contrattuale anche per i dipendenti pubblici, oltre che maggiore flessibilità e sistemi premianti basati sulla produttività, per una stagione contrattuale di cui in realtà, dopo i primi annunci, prima del 2022 non se ne parla neanche. 

In questo quadro, la posizione di Cgil Cisl e Uil è stata fin dall’inizio quella di elemosinare un tavolo. Fin da quando, tre mesi fa, Draghi è diventato presidente del consiglio, con l’applauso di tutti, compreso quello imbarazzante del nostro segretario generale, nonostante tutti sapessimo chi era Draghi e soprattutto chi rappresentava (e abbiamo fatto bene a denunciarlo subito), ma anche chi erano i ministri e il ruolo della destra dentro questo governo. Ora scoprono che il confronto non c’è, la concertazione tanto auspicata (da loro, non certo da noi) non c’è e anzi il PNRR procede a colpi di legge delega, quindi senza il coinvolgimento non solo del sindacato ma anche del parlamento. 

In tutto questo, il documento approvato dalla AG CGIL si limita a dare mandato alla segreteria di decidere unitariamente le “necessarie iniziative”. Faccio notare che non soltanto non si parla di sciopero, ma nemmeno di mobilitazione. Sullo sciopero, al cc Landini mi ha risposto che sciopero sul PNRR non lo farà mai, se lo facesse sarebbe matto, perché di fronte alla disponibilità di tante risorse non si sciopera. Senza una mobilitazione vera la spartizione di quelle risorse non andrà a lavoratori, pensionati e sistema sociale, ma aggiungo, se anche l’obiettivo fosse quello di un tanto agognato tavolo (ammesso e non concesso), una cosa è elemosinarlo, altra pretenderlo mettendo in campo non le “necessarie iniziative”, ma i “necessari rapporti di forza”. 

Tanto più visto che è aperta la partita sulle pensioni, che rischiamo altrimenti di lasciare di nuovo in mano alla Lega (a un anno dalle elezioni politiche). Cgil Cisl Uil continuano a sbandierare la loro piattaforma, con i 62 anni di età, 41 di contributi. Non entro nemmeno nel merito. Il punto è che siamo in ballo da anni con questa proposta, c’era ancora Camusso. Non si può pensare davvero che venga discussa, tanto meno conquistata se il livello di mobilitazione continua a essere questo. Cioè, per dire l’ultima, il webinar sulle pensioni dei tre segretari generali. 

Come avrete visto, il documento approvato dalla AG CGIL dà anche mandato alla segreteria di mettere in campo lo sciopero sulla questione sicurezza e morti sul lavoro. Per la cronaca avevamo chiesto che fosse scorporato dal resto del documento, in modo tale da articolare la nostra posizione, condividendo la scelta dello sciopero sulla sicurezza. Questo passaggio non è stato scorporato dal documento, quindi abbiamo comunque votato contro, con una dichiarazione di voto che precisava questo punto. 

Detto che, in ogni caso, siamo d’accordo certo che si convochi lo sciopero sulla sicurezza, ma non è affatto chiaro con quale percorso ci si arriva. Non è chiaro quando (i tempi non sono neutri: ora finalmente si parla di sicurezza, aspettare un mese significa far calare di nuovo il silenzio. Sorvolo qui, perché mi avete sicuramente letta e ascoltata altrove, sul perché oggi solo se ne parla mentre quotidianamente si muore nei posti di lavoro nel silenzio generale. Ma se quella di Luana è la goccia che fa traboccare il vaso, piaccia o meno, è ora il momento di rovesciare l’intero vaso). Non è chiaro quante ore (con oltre 200 morti da inizio dell’anno non penso che possiamo accontentarci di uno sciopero simbolico). Non è del tutto chiaro su quali contenuti (il tema non è più formazione come spesso sentiamo, ma rispetto delle norme di sicurezza, più controlli, potenziamento dei servizi ispettivi, lotta a precarietà e norme più forti sulla catena degli appalti e subapppalti). Infine il punto, che pure è stato detto da Landini nella discussione, ma non è stato poi scritto nel documento approvato è che: sciopero sulla sicurezza, sì, con Cisl e Uil se ci stanno, ma visto che ad oggi non c’è una loro disponibilità anche senza di loro. Per come la penso io, anche meglio senza di loro, perché se trascinare Cisl e Uil significa cavarsela con uno sciopero annacquato di due ore, tra un mese, per avere un altro tavolo, francamente, non serve a niente, meglio farlo da soli. 

Nel frattempo, a prescindere dalla mobilitazione generale, è assolutamente necessario ribadire che ogni territorio deve scioperare quando avvengono incidenti mortali (o mancati incidenti o quando è noto che non vengono rispettate le norme di sicurezza) e che sempre la Cgil si costituisca sempre parte civile nei processi. 

In queste settimane, tante nostre Rsu hanno dichiarato sciopero nei loro posti di lavoro, anche laddove non ci sono arrivati i nostri vertici. Lo ha fatto Electrolux, Piaggio, Gkn, Same, Dalmine, la Pasotti e varie altre di Brescia. Ecco, guardate, è questo che intendo ogni volta che penso e dico che il nostro obiettivo non può limitarsi a autodefinirci lavoratori combattivi o fare il volantino più rivoluzionario degli altri o dire alla Cgil cosa non fa (cosa che credo facciamo ampiamente, nei direttivi e nel dibattito interno, ma che non può bastare da sola). Il nostro obiettivo deve essere costruire i rapporti di forza sui posti di lavoro per fare noi la differenza dove e quando serve. È quello che abbiamo fatto in queste ultime due settimane sulla sicurezza sul lavoro, nei direttivi certo, a partire da quello nazionale, nelle nostre prese di posizione e nella contro-informazione necessaria, ma soprattutto nelle lotte e nelle mobilitazioni (a Prato la scorsa settimana c’eravamo e soprattutto c’eravamo con i lavoratori, come quelli di GKN usciti direttamente dalla fabbrica in sciopero).  

È anche quello che abbiamo fatto l’8 marzo per lo sciopero transfemminista, dichiarandolo noi in tanti posti di lavoro e costruendo un rapporto sempre più positivo e autorevole come #RIBelle, non soltanto in rapporto a NUDM ma anche a tante compagne dentro la nostra organizzazione. 

È quello che abbiamo fatto, non voglio mai dimenticarlo, un anno fa per chiudere le fabbriche durante l’esplosione della crisi sanitaria, costringendo la stessa Fiom a dare copertura agli scioperi che in larga parte noi avevamo iniziato. 

Quindi, ecco, concludo questa parte, noi dobbiamo essere in campo, prioritariamente su questi temi: la difesa della salute e della sanità pubblica, in generale del sistema pubblico dei servizi e della scuola, sulla sicurezza nei posti di lavoro, sulle pensioni, urgentemente, perché non possiamo lasciare di nuovo alla Lega questa vertenza.

Dobbiamo farlo nei posti di lavoro tanto quanto nel dibattito interno alla Cgil, soprattutto dobbiamo farlo attivamente nelle vertenze contrattuali, quelle nazionali (come abbiamo fatto, per dire le ultime, per il ccnl dei metalmeccanici e prima degli elettrici) e in quelle aziendali, come stanno facendo in questi giorni, coerentemente e coraggiosamente, i compagni e le compagne della Electrolux per il loro integrativo di gruppo. 

Dobbiamo continuare a farlo nel rapporto con i movimenti, nella reciproca autonomia, nel rispetto della natura stessa dei movimenti, quindi non per fare battaglia politica in essi, ma contribuire alla loro costruzione, portando il più possibile i nostri contenuti, le nostre parole d’ordine. Come facciamo con NUDM, con il movimento della scuola, dello spettacolo dal vivo (dove siamo sempre più presenti e autorevoli, come abbiamo dimostrato anche il 27 febbraio e nell’occupazione del global theatre a Roma). Come facciamo con i tanti movimenti sulla salute e per la sanità pubblica nei quali stiamo (in particolare, ma non solo i nostri compagni dello Spi, quelli dell’Emilia Romagna. A proposito ci tengo a dire che l’iniziativa organizzata dai nostri compagni dello Spi con le categorie contro il welfare contrattuale è stata utilissima e va assolutamente proseguita. Così anche l’iniziativa che abbiamo avviato sullo smartworking). 

E dobbiamo continuare a esserci nelle singole vertenze anche e soprattutto contro le repressione delle lotte, a prescindere dalle sigle sindacali: lo abbiamo fatto con la Texprint a Prato, alla Yoox a Bologna (non senza pagare un prezzo per la nostra coerenza), intervenendo per provare a costruire un ponte nella vertenza della Fedex a Piacenza (nonostante le tante difficoltà che immagino tutti sappiate e le relative strumentalizzazioni da una parte e dall’altra), come abbiamo fatto in tante delle piazze autorganizzate del 1 maggio. 

Ci tengo anche a dire che bene facciamo a essere impegnate in tante e tanti sul tema dei diritti civili, che non sono mai in contrapposizione con quelli sociali, chi lo dice in questo momento, anche nella sinistra più radicale e dura e pura, credo che in realtà sia soltanto contrario al DDL ZAN, ma si vergogna di ammetterlo, perché si vergogna in fondo in fondo di essere omofobo.

Veniamo ora al secondo punto, cioè la conferenza di organizzazione (poi abbreviata CO). Circa un mese fa, Landini ha convocato i segretari generali, due giorni a Roma, in presenza, per una riunione che di fatto ha avviato il percorso, in modo però ancora molto incerto e confuso, anche credo per alcune tensioni interne alla maggioranza. In quella sede ha detto che ci sarebbe stato un direttivo a maggio da cui sarebbe uscito un documento con il quale avviare il percorso di discussione nelle AG territoriali (e credo di categoria, anche se non era così chiaro), per arrivare alla conferenza di organizzazione nazionale in autunno. Non ha chiarito se il documento sarebbe stato emendabile o impostato come traccia aperta di discussione (come fu il documento congressuale), in ogni caso, quel direttivo non è ancora stato fatto, sento dire che probabilmente il documento della conferenza di organizzazione sarà il risultato di una discussione con i segretari delle camere del lavoro. Francamente non ne so di più, staremo a vedere quali sono le regole, ma non credo che per noi cambi molto. 

In quella sede, annunciando la conferenza di organizzazione in autunno di quest’anno, ha anche annunciato che intende arrivare al congresso a scadenza naturale nel 22. Non so se si arriverà a questo, tenete conto che, primo, nessuno (tranne me) ha sollevato il problema che verosimilmente faremo la CO da remoto (cosa davvero poco auspicabile, tanto più se dovremo discutere di maggiore partecipazione dei delegati) Nel 2022, anche ammesso di aver superato la crisi sanitaria e quindi poter riprendere a fare la normale attività sindacale in presenza (ammesso!), ci saranno anche le elezioni politiche e le rsu del settore pubblico. A me pare improbabile che si tenga una CO questo autunno e poi il congresso l’anno dopo. In ogni caso, stiamo a quanto lui ha detto: cioè CO autunno 21 e congresso nel 22. 

A proposito di congresso, vi tranquillizzo (ma solo parzialmente) sul fatto che in questa riunione Landini non ha detto di voler discutere nella CO anche delle regole del congresso, in particolare la possibilità di presentare un documento alternativo con il 3% di firme del direttivo. Non escludo che questo tema venga fuori dopo, ma ad oggi non c’è. Lo dico perché nel 2015, sulla certezza di alcuni che “non avremmo più potuto presentare un documento alternativo” alcuni sono usciti dall’area.

D’altra parte, dico da subito che non vorrei aprire oggi una discussione sul congresso. Non perché non ci pensi, sia io sia gli altri nell’esecutivo e tanti di noi. Ma perché credo, per le cose che ho detto nei primi 10 minuti di questa relazione che noi dobbiamo concentrarci sulle cose da fare, non passare due anni (o forse più) a discutere del congresso, perché significherebbe, già lo so, discutere soprattutto di tutte le difficoltà che avremo, demotivandoci, abbastanza inutilmente (perché alcune cose che ci piaccia o meno non siamo in grado di risolvere comunque) e soprattutto perdendo di vista il senso che per noi ha il congresso, cioè la possibilità di parlare a decine/centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici e portare loro un punto di vista alternativo. 

Detto questo, concentriamoci sulla CO: qui non parleremo a nessun lavoratore, ma arriveremo a tanti delegati e sarà comunque un momento importante nella vita politica di questa organizzazione, nel quale avremo comunque la possibilità di portare un nostro punto di vista. Su una serie di temi organizzativi che non sono neutri rispetto alle nostre scelte politiche e sui quali abbiamo quindi ben più di una cosa da dire. 

Non so esattamente di cosa parlerà il documento che la segreteria proporrà. Landini, nella riunione che vi ho detto, ha aperto a una discussione oceanica, ma la sensazione generale è che non sia chiaro dove vuole andare a parare. Di fatto ha detto tutto e il suo contrario, ancora di più la discussione che ne è uscita. 

Il tutto nel quadro – per me preoccupante – della nuova e COSTOSA macchina della comunicazione, Collettiva Futura, con tanto di campagna “marketing” di tesseramento e webTV. Ha buttato lì persino l’idea dell’iscrizione online. 

Il tema di fondo della discussione sarà molto probabilmente il ruolo dei delegati, come potete immaginare con grandissimo uso di retorica e poca aderenza alla realtà. Due giorni interi a sentire da fior fior di burocrati, primo tra tutti il segretario generale, dire che serve più partecipazione e più coinvolgimento dei delegati. 

La proposta che Landini ha messo sul piatto, anche se in modo molto vago, è quella di un terzo livello oltre a direttivo e AG. Cioè, il ragionamento è questo: siccome le AG non hanno funzionato e non hanno aumentato la partecipazione dei delegati, facciamo un terzo organismo ancora più ampio, cioè una sorta di grande assembleona dei delegati. Ha dovuto ribadire che non intende mettere in discussione il ruolo dei direttivi, né eliminare le AG. Ma di fatto, tutti hanno in mente quello che lui voleva alla scorsa CO (vi ricordate: gli iscritti che votano direttamente il segretario). 

Ora, il problema delle AG è che nelle nostre dinamiche interne si limitano a essere il luogo dove ai delegati si chiede la fiducia al segretario generale. Se pensiamo di dare più ruolo ai delegati facendo un’altra assembleona ancora più grande, siamo fuori strada: più è grande la platea, più avviene che uno parla e gli altri ascoltano, tanto più online, ma anche in presenza. È il populismo bellezza!

Salvo poi che gli stessi che dicono di voler dare più spazio ai delegati, hanno poi paura dei comitati degli iscritti quando prendono decisioni autonome e soprattutto conflittuali rispetto alle imprese (sapete tutti cosa è accaduto con il comitato iscritti della Piaggio). Salvo che poi gli stessi, firmano protocolli e accordi che i delegati leggono il giorno dopo sui giornali! Guardate in Electrolux cosa è accaduto: con i funzionari sindacali che firmano un accordo di gruppo, con la maggioranza della RSU contraria. 

Allora, chi più di noi è d’accordo sul fatto che si deve dare più ruolo ai delegati! Ma questo non si ottiene con soluzione populistiche che non fanno che aumentare il rischio di un uomo solo al comando. Dare più ruolo ai delegati, significa dare loro più autonomia, politica e contrattuale, più risorse e soprattutto più rispetto, cosa che invece mi sembra mancare sempre più spesso, in una organizzazione che è sempre più verticistica: tanto più siamo concertativi, tanto più siamo per l’unità a tutti i costi dall’alto con i vertici di Cisl e Uil, tanto meno ruolo diamo ai delegati e tanto meno il nostro sindacato è capace di costruire le lotte, sostenere vertenze e tenere testa alle imprese. 

Landini ha detto anche che dobbiamo recuperare la nostra identità e il rapporto con i movimenti. Fantastico. Ma anche questi sono inversamente proporzionali alle scelte politiche che il gruppo dirigente sta facendo. Come si fa a parlare di identità e poi perseguire l’unità con Cisl e Uil a tutti i costi! (come si fa a parlare di identità e poi non essere in piazza il 1 maggio o farsi sponsorizzare il concertone da ENI). Come si fa a parlare di rapporto con i movimenti e necessità di confrontarsi al di fuori di noi anche con chi non la pensa come noi e poi 1. Disertare le piazze dei movimenti per non rompere con Cisl e Uil, 2. Non essere capaci di confrontarsi, nemmeno al proprio interno, nemmeno dentro la propria organizzazione, con chi la pensa diversamente dal segretario di turno. 

Ancora. Come si fa a parlare di sindacato di strada (che nessuno ha capito esattamente cosa è) e poi concentrare tutta la propaganda sul segretario generale e trasformare le sedi sindacali in uffici di servizio di caaf e inca. 

Si parlerà nella CO anche di contrattazione inclusiva, ma non si capisce bene con quale proposta. Allora, bene, sappiamo tutti cosa accade nei siti produttivi dopo decenni di precarizzazione, esternalizzazioni e decentramento. 

Non è da oggi che scopriamo che all’operaio di una fabbrica si applica il contratto dei metalmeccanici o dei chimici, mentre nella stessa fabbrica chi lavora in mensa guadagna la metà perché gli viene applicato il contratto dei multiservizi, che noi stessi abbiamo firmato noi stessi. 

Il tema da affrontare non è la struttura organizzativa, il ruolo e il rapporto tra categorie e territori. Anche perché nè uno né l’altro vogliono perdere prerogative. La nostra organizzazione, verticale e orizzontale, nasce, già agli albori, dall’idea che né la categoria né il territorio fossero sufficienti da soli a rispondere ai bisogni del mondo del lavoro, ma che servisse l’interazione tra i due livelli (l’idea di confederalità che sempre evochiamo).

Se di scelte organizzative si deve parlare, discutiamo casomai perché da 20 anni, un lavoratore sommministrato lo mandiamo al Nidil invece che farlo rappresentare e iscrivere dai delegati in categoria. 

Il problema non è di inventarci scelte organizzative, perlopiù populiste, o ammantare di marketing la nostra comunicazione. Il problema sono le scelte politiche e la credibilità che da esse deriva. Anche rispetto al calo degli iscritti: il problema non è, come spesso viene rappresentato, che i delegati non fanno gli iscritti. Il problema è che tanti sono precari e per tanti abbiamo perso credibilità e quando gli vai a chiedere di iscriversi ti rispondono che tu sulle pensioni hai fatto 3 ore di sciopero. 

Questi saranno i temi. Come vedete, c’è spazio per argomentare un nostro voto contrario al documento che verrà proposto (ovviamente quando e come verrà proposto), magari comunque per fare una nostra nota da lasciare agli atti o comunque nei nostri interventi per intrecciare le nostre ragioni a una più generale visione di una Cgil di classe, meno succube di Cisl e Uil, meno verticistica, più democratica, più centrata sui delegati, ma per davvero, quindi meno concertativa e più rivendicativa.

Eliana Como – portavoce nazionale di #RiconquistiamoTutto!

La discussione interna si è poi concentrata su come arrivare alla conferenza di organizzazione e chiusa con l’approvazione di questo dispositivo (approvato con 26 voti a favore, votato in contrapposizione a un altro votato da 4 compagni/e).

Il coordinamento nazionale di #RiconquistiamoTutto da mandato alle compagne e ai compagni dell’esecutivo di verificare la possibilità di avviare, nell’ambito della prossima conferenza di organizzazione della CGIL, sui temi toccati dalla relazione introduttiva di Eliana Como, un percorso comune con l’area Democrazia e Lavoro per provare a costruire insieme una posizione e lanciare una assemblea nazionale di delegate e delegati verso giugno. 

spavento, un po’ l’idea di avere per le mani dei bambini così piccoli, un po’ la consapevolezza di avere davvero sfiorato il peggio: «Fosse accaduto un’ora prima… è crollata proprio la stanza dove gioca la mia la sezione dei medi, di 1-2 anni…». Martina Perassi , 34 anni, titolare della Smak che gestisce l’asilo, trattiene a stento le lacrime. Mercoledì mattina nell’asilo c’erano anche i suoi due bimbi di 1 e 3 anni. «Leggo sui social brutti commenti, ma noi siamo la parte lesa e siamo in regola, con un’autorizzazione che nel 2017 ci è stata rilasciata dal Comune dopo una conferenza dei servizi con gli enti previsti». L’asilo è privato: non è tra quelli convenzionati con il Comune ma è comunque autorizzato. La società paga l’affitto dei locali a un altro privato, che risulta proprietario anche della terrazza e del B&B al primo piano. «La terrazza ha ceduto all’improvviso – riprende la titolare – non c’erano mai state avvisaglie prima, forse non ha lavorato bene chi è sopra di noi. In passato avevamo segnalato piccole infiltrazioni, magari un tubo rotto, ma comunque non in quel punto. Ci siamo spaventati tantissimo, per fortuna gli ultimi bimbi erano in giardino e dentro non c’era più nessuno». “L’isola che non c’è” conta 44 iscritti, può ospitare fino a 49 bambini e per l’estate era già al completo. Ieri Perassi è stata ricevuta in Comune per cercare una soluzione che vada incontro alle famiglie. «Abbiamo fatto una ricognizione nei nidi privati per non lasciarle sole in questa situazione», spiega la vicesindaca con delega alla scuola, Libera Camici , che mercoledì è andata sul posto insieme al presidente del consiglio comunale Pietro Caruso . «Stiamo lavorando per far spostare i bambini in piccoli gruppi in altre strutture, insieme alle educatrici, anche per garantire continuità in questo anno segnato dal covid. Faremo una ricognizione anche nei nidi convenzionati». Oggi le famiglie saranno contattate per le possibili soluzioni. Mentre sulla struttura sono partiti i controlli per individuare le eventuali responsabilità. —

PRINCIPALI NEWS DEL 14 MAGGIO

POLITICA ECONOMICA

MILANO

MIB 0,65%

SPREAD 2,56% CON 115 PUNTI

RIALZI: BPM 3,2% AZIMUT 2,46%

UN SOLO RIBASSO CAMPARI -0,69%

LIVORNO

Recuperate 4 tartarughe acquatiche abbandonate nella vasca della Stazione

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Il presidente di Anpana Franco Fantappiè con i suoi volontari, in collaborazione con l’Ufficio Giardini e l’Ufficio Tutela Animale del Comune di Livorno, questa mattina ha effettuato il recupero delle tartarughe abbandonate nella vasca della Stazione da privati, ad ora non individuati.


Erano già stati svolti di recente due importanti interventi di trasferimento, ma una cittadina attenta osservatrice si è accorta delle nuove presenze nella vasca e ha dato l’allarme.

Le tartarughe saranno trasferite a breve in un centro idoneo al loro mantenimento in condizioni adeguate.

L’ufficio Tutela Animali ringrazia Anpana per la fattiva costante presenza sul territorio e ricorda che dal 2018 per detenere questi esemplari è necessario comunicare al Ministero dell Ambiente il possesso dell’animale impegnandosi ad una serie di condizioni.

L’abbandono costituisce un reato penale.

Recependo la normativa europea, il decreto legislativo 230 del 2017 prevede che i proprietari di animali da compagnia appartenenti a specie invasive (sono una cinquantina) possono continuare a custodirli fino a fine vita, purché provvedano a denunciarli al Ministero, e adottino gli opportuni accorgimenti per impedirne la fuga (adeguate recinzioni) e la riproduzione (tramite separazione dei sessi).

Lo scopo è infatti quello di evitare il rilascio di esemplari esotici nell’ambiente, per impedire che la fauna e la flora autoctona siano soppiantate da specie invasive, con perdita della biodiversità, gravi ripercussioni sull’ecosistema e ingenti danni economici.
Per chi omette di presentare la dichiarazione sono previste sanzioni da 150 a 20mila euro.

Il rilascio nell’ambiente configura invece un vero e proprio reato, con pene detentive fino a tre anni e sanzioni da 10mila a 150mila euro.

Vertenza quotidiano Il Tirreno. Il sindaco e l’assessore Simoncini hanno incontrato il Cdr e scritto al Presidente della Regione
Livorno, 13 maggio 2021 – Vertenza quotidiano Il Tirreno. Questo pomeriggio il sindaco di Livorno Luca Salvetti insieme all’assessore al Lavoro Gianfranco Simoncini ha ricevuto alcuni rappresentanti del Comitato di Redazione della testata, per avviare un percorso di concreto affiancamento ai lavoratori, giornalisti e poligrafici e  per informarli che l’Amministrazione Comunale metterà in campo tutto il il proprio impegno a tutela della qualità dell’informazione e del patrimonio di competenze e occupazione rappresentato dalla testata. Come già annunciato questa mattina in Consiglio Comunale, a partire da una comunicazione del consigliere Federico Mirabelli, l’assessore Simoncini ha sottolineato che data l’importanza della vertenza vi debba essere l’attenzione e un intervento della Regione Toscana e del Governo considerata anche, la dimensione sovraregionale dei giornali coinvolti dalle misure preannunciate nuova proprietà. 
Per questo il sindaco Luca Salvetti subito dopo l’incontro con il Cdr ha inviato al presidente della Regione Eugenio Giani una lettera nella quale scrive: “Caro Presidente,questo pomeriggio ho incontrato i rappresentanti del Comitato di Redazione del Tirreno che mi hanno rappresentato le difficoltà aperte con la nuova proprietà, che ha preannunciato un pesante ricorso alla cassa integrazione, che, a dire delle rappresentanze sindacali, metterebbe in dubbio la qualità dell’informazione garantita dal giornale.Mi hanno inoltre informato di aver chiesto un intervento del tavolo di crisi regionale.In relazione del ruolo del Tirreno nel mondo dell’informazione regionale e del peso occupazionale che il quotidiano riveste nella nostra Città, sono ad auspicare che possa esserci una risposta positiva della Regione Toscana alla richiesta avanzata dal Comitato di Redazione.Ti manifesto la mia disponibilità, laddove fosse ritenuto opportuno, ad essere presente come Amministrazione Comunale a tali incontri finalizzati a superare l’attuale situazione di tensione.Confidando in una Tua attenzione ed in Tuo intervento, colgo l’occasione per porgerTi cordiali saluti”.

PRIMA PAGINA

Ragazza di 15 anni denuncia l’amico: «Eravamo a casa sua e mi ha violentata» L’adolescente, sconvolta, in lacrime racconta tutto al padre. Poi con un’ambulanza e la polizia va al pronto soccorso LIVORNO.

Insieme a un’amica della sua stessa età, 15 anni, lunedì scorso ha trascorso parte del pomeriggio a casa di un coetaneo. Ore di tempo libero a chiacchierare e divertirsi, in tranquillità. E senza nessun problema, almeno fino a quel momento. Ma poi, quando l’amica si è allontanata e lei è rimasta da sola con il ragazzo, è successo qualcosa. «Mi ha violentata», è ciò che ha raccontato la minorenne, qualche decina di minuti dopo, al padre una volta tornata a casa. Con il genitore che ha chiamato un’ambulanza la quale – scortata da una volante della polizia di Stato – l’ha accompagnata al pronto soccorso per essere visitata. Sta indagando la Squadra mobile su quanto sarebbe accaduto poco prima delle 19 di lunedì scorso in un appartamento della periferia nord della città. La casa è quella dove vive un quindicenne livornese, stessa età della ragazza, accusato da quest’ultima di violenza sessuale. Di averla costretta – è quanto emerso – a un rapporto non consenziente. Al pronto soccorso l’adolescente è stata visitata da uno specialista e i sanitari, come da prassi, hanno attivato il codice rosa, il percorso dedicato alle donne vittime di violenza. Oltre agli agenti della Squadra volante, che sono intervenuti a casa su richiesta del babbo al quale la figlia aveva appena raccontato tutto, in ospedale poco dopo sono sopraggiunti anche i colleghi della Squadra mobile, che hanno parlato con la quindicenne e avviato le indagini per ricostruire esattamente cosa sarebbe successo a casa del suo amico. È stato un confronto difficile, quello con l’adolescente, visto che era ancora sconvolta e impaurita. In cui gli agenti hanno dovuto usare il massimo della cautela e della sensibilità. Da parte della questura, c’è il totale riserbo sulla vicenda, per la delicatezza della questione e per l’età delle persone coinvolte. Siamo ancora nelle primissime fasi delle indagini, in cui gli inquirenti – ascoltando la vittima, l’amica che fino a poco prima del presunto abuso era con lei e il quindicenne accusato di non essersi fermato di fronte al no – stanno cercando di delineare l’accaduto. La ragazza è rimasta al pronto soccorso fino a notte inoltrata e il giorno successivo – dopo essere stata dimessa – è stata a colloquio con uno psichiatra infantile. La polizia di Stato sta proseguendo nelle indagini, svolgendo tutti gli accertamenti necessari, dopo aver sequestrato i vestiti dell’adolescente (indossati lunedì pomeriggio) e acquisito i referti medici effettuati subito in ospedale.

SPECIALE CORSA ROSA

6^ TAPPA DA GROTTA DI FRASSASI A S.GIACOMO DI ASCOLI

Gino Mäder vince la tappa 6 del Giro d’Italia, Attila Valter nuova Maglia Rosa

VINCITORE DI TAPPA

MÄDER Gino

BAHRAIN VICTORIOUS

04:17:52

BERNAL GOMEZ Egan Arley

INEOS GRENADIERS

+ 00:12

MARTIN Daniel

ISRAEL START-UP NATION

+ 00:12

SPORT

CALCIO

SERIE A

Nella 36a giornata vittorie per Juventus, Milan, Atalanta, Inter e Lazio

Tutti i risultati

Nella 36a giornata del campionato di Serie A la Juventus ha battuto il Sassuolo 3-1 restando in corsa per un posto in Champions. Al Mapei Stadium al 16′ Buffon ha parato un rigore a Berardi concesso per un fallo di Bonucci su Raspadori ma al 28′ i bianconeri hanno pareggiato con un gran sinistro dalla distanza di Rabiot e al 45′ Ronaldo con un piatto sinistro ha firmato il raddoppio e il 100° gol con la maglia della Vecchia Signora. Nella ripresa al 59′ Raspadori ha accorciato le distanze ma al 66′ Dybala con un bel destro ha siglato il tris e la sua 100a rete in bianconero.

Il Milan ha strapazzato il Torino in trasferta con un roboante 7-0. I rossoneri nel primo tempo sono passati in vantaggio con un sinistro di Theo Hernandez e hanno raddoppiato con Kessie su rigore. Nella ripresa il Milan ha dilagato con un mancino di Diaz, un’altra rete di Theo Hernandez con un tocco sotto e la tripletta di Rebic.

L’Inter ha superato per 3-1 la Roma sbloccando il match all’11’ con Brozovic e raddoppiando al 20′ con Vecino. I giallorossi hanno accorciato le distanze al 31′ con Mkhitaryan e nella ripresa hanno centrato il palo con Dzeko, ma al 90′ sono stati ancora i nerazzurri ad andare in gol con Lukaku.

L’Atalanta ha battuto il Benevento per 2-0. Nel primo tempo al 22′ Muriel su assist di Malinovskyi ha portato in vantaggio i bergamaschi e nella ripresa al 67′ Pasalic ha firmato il raddoppio chiudendo i giochi.

La Lazio ha battuto in extremis il Parma per 1-0 grazie al gol messo a segno da Ciro Immobile al 95’ dopo i pali colpiti da Brunetta al 49’ e da Hernani a fine partita, mentre il Genoa si è imposto 2-0 al Dall’Ara sul Bologna con un destro dal limite al 14′ di Zappacosta e con un rigore trasformato da Scamacca al 60′.

Cagliari-Fiorentina è terminata 0-0 mentre Spezia e Sampdoria hanno pareggiato 2-2 con il vantaggio per i liguri siglato al 15′ da Pobega, il pareggio dei blucerchiati con un tap-in di Verre, la nuova rete bianconera ancora con Pobega e il 2-2 firmato da Keita.

SERIE D RECUPERI

R.QUERCETA – CORREGGESE 2-1

FOLLONICA – LORNANO 3-0

ESTERO

HAJDUK – GOR 4-0

SP.PRAGA – VIKTORIA P 2-1

D.ZAGABRIA – VAR 2-2

SLAVEN K – RIJEKA 0-2

BASKET

LEGA DUE

TRAPANI – PISTOIA 95-101

URANIA – ROMA 86-78

TORTONA – FORLI’ 80-76

VERONA – CHIETI 84-49

SERIE A2 FEMMINILE PLAY OFF GARA 1

NICO – S.G.VALDARNO 54-67

VICENZA – LIBERTAS S 67-42

PLAY OUT GARA 1

JOLLY LI -CIVITANOVA 59-64

VOLLEY

SERIE A2 PLAY OFF FINALE GARA 1

TARANTO – BRESCIA 3-2

Serie B2/F: PLAY OFF

Autostop Trestina, buona la prima

Inizia nel migliore dei modi l’avventura dell’Autostop Trestina in questa seconda fase del campionato di serie B2F, cioè quella dei play-off: le bianconere espugnano il campo della Futura Teramo con una prestazione convincente e incoraggiante in vista del ritorno di sabato 15 a Trestina, dove si giocherà al Palafemac alle ore 18.

Nel primo set si è fatta sentire un po’ di tensione, anche il grande impianto abruzzese ha condizionato la squadra di coach Rossi, che ci ha messo ben poco a trovare le giuste misure e lasciare la tensione ai box: nel secondo, terzo e quarto parziale le bianconere hanno infatti ritrovato subito grinta e convinzione, con un ottimo contrattacco (super Tarducci e super Ragnacci) e un muro invalicabile.
Un primo parziale lottato punto a punto, il set sicuramente più equilibrato di tutti, Trestina avanti 11-7 si fa raggiungere e poi superare da una Futura più concreta, grazie a qualche errore di troppo delle altotiberine, sul 23-21 Teramo ingrana la quinta e con due falli dell’Autostop si porta a casa il set (25-21).

Nel secondo e terzo set c’è equilibrio ma solo all’inizio perché Trestina fa vedere subito chi comanda e in un batter d’occhio si trova avanti di numerosi punti e riesce a gestire con tranquillità il risultato, mentre Teramo in difficoltà non riduce mai il gap costruito dalle bianconere (17-25 e 20-25).
Quarto parziale ancora a favore dell’Autostop che continua ad imporre il proprio gioco, lotta su ogni palla, Fiorini si supera in attacco e Lillacci in difesa, ma tutta la squadra dimostra di esserci mentalmente e tecnicamente, il set scivola via liscio e finisce 15-25.

L.G. IMPIANTI FUTURA TERAMO – AUTOSTOP TRESTINA 1-3: 25-21, 17-25, 20-25, 15-25.
Autostop Trestina: Tarducci 21, Ragnacci 19, Fiorini 14, Cicogna 12, Cerbella 8, Bertinelli 2, Lillacci (L1).N.E: Polenzani, Montacci, Paradisi, Giunti, Giambi, Mancini, Cesari (L2).

SPECIALE INTERNAZIONALI DI ROMA

DUE ITALIANI ACCEDONO AGLI OTTAVI E SONO SONEGO E BERRETTINI

SINNER INVECE PURTROPPO SI ARRENDE A NADAL PER 5-7 E 4-6

PRINCIPALI NEWS DEL 13 MAGGIO

POLITICA ECONOMICA

MILANO

MIB 0,34%

SPREAD 1,17% CON 112 PUNTI

RIALZI SOLO PIRELLI 2,57%

RIBASSI: B.GENERALI -1,14% ENI -1,26% UNICREDIT -1,71%

1° GIORNO DI QUOTAZIONE PER ACQUAZZURRA

COLLESALVETTI

GUASTICCE

AUTO FINITA NEL CANALE NEL POMERIGGIO IN VIA DELLE COLLINE SUL POSTO CARABINIERI E PUBBLICA ASSISTENZA DI COLLESALVETTI.

STAGNO

NUOVO PRESIDIO DEI LAVORATORI DAVANTI ALLA RAFFINERIA NEL TARDO POMERIGGIO SEMPRE IN DIFESA DEI LAVORATORI LICENZIATI

LIVORNO

CROLLO ASILO NIDO, PERINI: “IL COMUNE PAGA PER MANDARCI I BAMBINI, INDAGARE SU RESPONSABILITÀ E SUI CONTROLLI EFFETTUATI DAGLI UFFICI COMPETENTI”


Per fortuna i bambini all’interno sono illesi, ma oggi pomeriggio si è sfiorato la tragedia. Ora è assolutamente doveroso accertare le responsabilità per quanto accaduto e capire quale attività di controllo viene svolta dagli uffici competenti. Un approfondimento è ancor più doveroso considerato che il Comune paga il privato per mandare i bambini in quella struttura. La trascuratezza delle strutture e qualsiasi pericolo per i bambini sono assolutamente inaccettabili, gli asili devono essere luoghi accoglienti e sicuri.
Alessandro Perini

Comunali 2021: Fronte Popolare Torino partecipa alla coalizione della Sinistra e sostiene Angelo d’Orsi candidato Sindaco

Comunicato di Fronte Popolare Torino, mercoledì 12 maggio 2021

Con entusiasmo, fiducia e spirito combattivo, Fronte Popolare Torino comunica il proprio impegno per un progetto politico rivolto alle elezioni amministrative del prossimo autunno.

Lo facciamo aderendo all’ampia coalizione di forze che sostengono la candidatura a sindaco di Angelo d’Orsi. Coalizione composta da partiti, movimenti, liste civiche e attori sociali e civili che han fatto del proprio impegno solidale una bandiera per Torino.

Marcatamente di sinistra, e di squisita impronta gramsciana, la candidatura di Angelo d’Orsi a sindaco della città è una boccata d’aria fresca davanti al deserto politico lasciato delle forze inquadrate nel recinto dell’attuale governo.
E per il lancio della coalizione delle tante forze di sinistra non poteva essere scelto un luogo più simbolico: casa Gramsci, in piazza “Carlina”, a Torino, dove stamattina si è svolta una conferenza stampa.

Fin da subito, come Fronte Popolare, vogliamo mettere a disposizione della coalizione e del candidato sindaco tutte le nostre forze, per svolgere al meglio la campagna elettorale e osare un’avventura che promette d’essere ambiziosa fin dalle sue prime mosse.

Roma, comunali: la sinistra vera si unisce

Vogliamo costruire una città della cura e della solidarietà. Vogliamo costruire una città che ponga al centro l’ambiente e la qualità della vita con un programma e una proposta elettorale partecipata, antagonista a quella del PD, dei Cinque Stelle e del centro destra [Partito della Rifondazione Comunista – Potere al Popolo – Sinistra Anticapitalista – Coalizione Sociale Roma – Partito del Sud – Pci]

Abbiamo conosciuto governi di centro sinistra, abbiamo visto all’opera il centro destra di Alemanno, stiamo subendo il governo dei cinque stelle, abbiamo conosciuto anni di promesse tradite

Anno dopo anno abbiamo visto scorrere il tempo della decadenza per la nostra città e di peggioramento verticale della qualità della vita della classe lavoratrice della città

Una decadenza che non riguarda tutte e tutti, ma riguarda – appunto –  le donne sfruttate nel loro lavoro di produzione e riproduzione, i precari licenziati impunemente con la giustificazione della crisi pandemica, l’impoverimento dei lavoratori e delle lavoratrici, una decadenza che riguarda chi rivendica una casa dignitosa dove vivere e il diritto ad un trasporto pubblico utile a chi abita le periferie di questa città.

Ma questa è anche una città delle mille ricchezze umane, espressa – ad esempio – nei centri antiviolenza autogestiti, nella solidarietà mostrata durante la pandemia, nelle lotte in difesa degli spazi sottratti all’abbandono e alla speculazione, nelle battaglie antirazziste, nelle decine di vertenze in difesa dei territori e contro la speculazione. Un mutualismo e un conflitto di classe, troppo spesso in difesa e frammentato. E’ un pezzo importante di società in questa città che adesso ha necessità di riscatto.

Intendiamo agire per mettere al servizio delle cittadine e dei cittadini le ricchezze culturali e ambientali di questa città, vogliamo fare di questa città un polo di attrazione della ricerca a servizio della gente e di un turismo della conoscenza svincolato dalle logiche del profitto e del consumo. Vogliamo costruire una città della cura e della solidarietà. Vogliamo costruire una città che ponga al centro l’ambiente e la qualità della vita.

Intendiamo agire dalla parte di chi vive lo sfruttamento, di chi vive l’emarginazione, di chi vive l’assenza di opportunità.

Intendiamo agire per rompere il ricatto dell’eterno impossibile, quel ricatto del debito di questa città verso le banche, le stesse che vedono in Draghi, sostenuto da Lega, Partito Democratico e Cinque Stelle, il salvatore della patria.

Intendiamo agire per costruire una frattura, un prima e un dopo, e vogliamo farlo alla rovescia, costruendo, sulle risposte ai bisogni inascoltati di questa città, un programma e una proposta elettorale partecipata, antagonista a quella del PD, dei Cinque Stelle e del centro destra.

Per fare tutto questo abbiamo prima di tutto messo in discussione noi stessi, la nostra frammentazione, i nostri errori.

Per partecipare alle prossime elezioni al comune di Roma abbiamo iniziato un lavoro comune, che sarà complesso, articolato e non scontato, che necessita di ogni sforzo possibile e impossibile per costruire una idea di città che vogliamo condivisa, popolare e contaminata dalle culture dell’alternatività, con idee e proposte che nascano dal basso, dai luoghi del conflitto e della resistenza, dalle mille energie disperse che pure in questa città continuano ad esprimersi e lavorare sul piano sociale e politico

Vogliamo – dunque – farlo insieme e vogliamo farlo attraverso assemblee pubbliche, con incontri nei territori e praticando collettivamente il conflitto, con un percorso coinvolgente ed aggregante.

Una sfida difficile ma entusiasmante, che deve essere animata dall’ambizione di introdurre nel dibattito cittadino la necessità e la possibilità dell’alternativa. Per farlo serve il contributo ed il sostegno di chi in questi anni ha lottato e di chi ha iniziato a farlo ora.

Il tempo è ora, noi abbiamo iniziato.


Prc: “la nostra solidarietà al popolo palestinese. L’Umbria faccia la sua parte per fermare la violenza”

Rifondazione comunista di Perugia esprime totale condanna nei confronti del governo israeliano per quanto sta avvenendo a Gerusalemme: violenze, sgomberi forzati, bombardamenti. Il tutto per cacciare i palestinesi da Gerusalemme Est. Una tragedia immane in cui a morire sono i civili, compresi i bambini. I richiami della comunità internazionale sono timidi e largamente di parte. Bisogna fermare questa ennesima mattanza figlia di una politica segregazionista e colonialista. Tirare fuori la shoah, poi, per giustificare queste azioni è una strumentalizzazione vergognosa. Le responsabilità sono di Netanyahu e del suo governo. Il popolo palestinese esiste ed ha diritto ad avere la propria terra e la propria dignità. Per questo pensiamo che anche dalla nostra regione, l’Umbria della pace, di San Francesco e Aldo Capitini, debba giungere con forza la richiesta di fermare le violenze e riprendere il dialogo, contro soprusi e sopraffazioni. Facciamolo nella società. Lo faccia subito il consiglio regionale dell’Umbria.

Rifondazione Comunista Federazione Di Livorno

Sabato 15 maggio, dalle 17:00 in piazza a Livorno per la Palestina

La federazione livornese del Partito della Rifondazione Comunista, assieme all’Associazione di amicizia italo-palestinese Onlus e ad Africa Calcio Academy, organizza un presidio in Piazza Grande a partire dalle ore 17:00 per ricordare la “nakba”.

La parola araba nakba significa “catastrofe” e viene usata per indicare l’inizio della diaspora palestinese.
Con la nascita dello Stato di Israele nel maggio 1948 iniziò infatti la distruzione dei villaggi palestinesi. Più di 700.000 palestinesi fuggirono verso i Paesi circostanti per salvarsi la vita di fronte alle violenze israeliane; quelli che non riuscirono a scappare furono rinchiusi in campi profughi (profughi nella loro stessa terra!)
Nonostante il diritto al ritorno sancito dalla Convenzione di Ginevra e dalle Nazioni Unite, Israele continua ad impedire il ritorno e ad annettere i territori palestinesi.
Proprio in questi giorni nuovi soprusi, violenze, uccisioni da Gerusalemme alla strisicia di Gaza testimoniano quanto sia necessario sostenere il popolo palestinese nella sua resistenza contro l’occupazione e l’espropriazione! Per questo anche a Livorno il 15 maggio ricordiamo la nakba, la catastrofe di un popolo, e invitiamo tutti coloro che hanno a cuore il popolo palestinese e le battaglie di libertà a passare dal presidio.

PRIMA PAGINA

Livorno: paura a “L’isola che non c’è”. I vigili del fuoco stanno indagando sul crollo della terrazza sopra la struttura

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Paura per il crollo del tetto dell’asilo “L’isola che non c’è” di via Michon, in centro, dove per fortuna non risultano feriti. A collassera è stata la terrazza sopra. Gli ultimi bimbi, infatti, erano da poco usciti. Il crollo è avvenuto verso le 17 di giovedì 13 maggio quando all’interno della struttura erano presenti solo quattro bambini con le rispettive educatrici. A quanto risulta da una prima ricostruzione si trovavano tutti in una zona distante dal crollo e sono stati subito evacuati da una uscita secondaria della struttura, quella della cucina. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco con una squadra e l’autoscala per mettere in sicurezza la struttura, insieme a carabinieri, polizia municipale e personale del Comune. Sono ancora in via di accertamento le cause del cedimento strutturale. L’asilo può accogliere una cinquantina di bambini dai tre mesi ai tre anni di età ed è attivo da settembre a giugno, offrendo una frequenza anche nei mesi di luglio e agosto.

Editoriale del 13 maggio

40 giorni dopo pasqua si ricorda l’ascensione al cielo di Gesù.

Ascende il Signore tra canti di gioia.

Festa che poi è stata spostata alla domenica.

Inoltre ricordiamo l’apparizione della Vergine ai tre pastorelli di Fatima e quest’anno concilia con 40 dall’attentato a Giovanni Paolo II, un fatto che sconvolse la Chiesa e il mondo.