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NEWS DEL GIORNO

Varese

Ancora violenza sulle donne

Il fatto sul treno, una purtroppo violentata e l’altra fuggita.

I due subito presi e fermati.

Collesalvetti

Da oggi arriva anche in questo comune la differenziata

Potrebbe essere un'immagine raffigurante una o più persone, barba e spazio al chiuso

I cassonetti rimaranno ancora 10 giorni per abituare la gente.

Comunque ancora fino a oggi cassonetti stracolmi e discariche abusive in tutto il territorio.

Livorno

Casalp Livorno

Spazzamento meccanico a Salviano, via costanza 28 e 64

Quando a vincere sono gli evasori

Siamo un paese in cui fa fatica ad essere accettato sia il principio dell’universalismo sia quello di una re-distribuzione basata sulle risorse e i bisogni. Si pensi come ha fatto fatica a passare un minimo di universalismo nel nuovo Assegno unico universale per i figli, il cui ammontare è basato sull’Isee, quindi su un onnicomprensivo test dei mezzi familiare e dove anche per ricevere l’importo base occorre fare domanda: anni luce di differenza da paesi come la Germania o la Svezia, dove l’assegno è uguale per tutti ed erogato in automatico, senza che occorra fare domanda. Eppure c’è chi ritiene che anche questo universalismo minimo sia eccessivo. Ma si fa fatica anche ad accettare misure di sostegno non categoriali, bensì basate su criteri standardizzati e uniformi di bisogno e sul riconoscimento di diritti, non solo di doveri, come testimonia pressoché quotidianamente l’accanimento con cui vengono attaccati il Reddito di cittadinanza e i suoi beneficiari, senza per altro aprire a nessuna modifica seria, che ne migliori l’efficacia e l’equità, come proposto dal Comitato scientifico appositamente istituito, ma anche da Alleanza contro la povertà e Caritas.

Sono invece popolari e difese ad oltranza le misure che più categoriali non si può, come la costosissima (per il bilancio pubblico, quindi per tutti noi), quota 100, riservata a pochi fortunati maschi con una prospettiva di una buona pensione.

Tra i dannati di Lesbo che l’Europa fa finta di non vedere più

«In una città qualunque, di un Paese qualunque, un automobilista è fermo al semaforo, in attesa del verde, quando si accorge di perdere la vista. Non si tratta di un caso isolato: è l’inizio di un’epidemia che colpisce progressivamente tutta la città e l’intero Paese».

Così inizia Cecità di Saramago. In una città qualunque, di un Paese qualunque. Potrebbe, per esempio, essere Lesbo.

Mohammed, sua moglie e le due figlie piccole sono scappati nel 2017 da Kabul, in fuga dai taleban. Mohammed lavorava come autista per le organizzazioni internazionali di base in Afghanistan, tanto bastava a renderlo inviso agli studenti di Dio. La complessità della storia della sua famiglia sintetizza la storia recente del Paese. I fratelli di sua moglie hanno fatto scelte opposte, il maggiore è diventato un soldato dell’esercito afgano, fedele al governo sostenuto dalla comunità internazionale e addestrato dalla Nato e dagli statunitensi, il più piccolo, invece, si è unito ai taleban, ha combattuto a Ghazni, ed è diventato minaccioso persino con la sua famiglia. Un giorno, quattro anni fa, ha bussato con un gruppo di taleban alla porta di casa di sua sorella, nel quartiere nordoccidentale di Khair Khana, a Kabul e ha detto a Mohammed che era arrivata l’ora di lasciare il suo lavoro per “gli usupartori” e unirsi al gruppo. «È ancora un consiglio» gli disse, andando via.

POLITICA ECONOMICA

Vita di famiglia

La vita di famiglia perde ogni libertà e bellezza quando si fonda sul principio dell’«io ti do» e «tu mi dai».

Se temete la solitudine, non sposatevi!

Sono queste due aspre considerazioni sulla famiglia. Esse nascono anche dal pessimismo dei rispettivi autori e del loro contesto; tuttavia contengono una verità fin ovvia che merita attenzione. Il tema della vita di famiglia è, infatti, delicato e richiede un impegno serio e severo, pur in mezzo alle gioie e soddisfazioni che pure comporta. La prima frase è desunta dal dramma Casa di bambola (1879) del famoso scrittore norvegese Henrik Ibsen, una storia di falsità, meschinità, ricatti e ipocrisie. Alla fine, infatti, si assiste allo sfacelo di una famiglia, e una delle radici più vigorose di questa crisi è proprio nell’interesse e nell’egoismo. Se in famiglia viene meno la gratuità dell’amore, la generosità e la reciprocità, è inevitabile che si perde ogni freschezza, libertà e bellezza dello stare insieme e ci si riduce a essere una «società» retta da una sorta di contratto rigido ed esigente.

Si può, allora, precipitare nell’altro vizio tratteggiato con fiero scetticismo da Anton Cechov negli appunti dei suoi Quaderni. Il celebre scrittore russo, cresciuto in una famiglia divisa e disagiata, teme quella terribile solitudine a due che sfigura talvolta la coppia e lo fa con quel suo consiglio paradossale di non sposarsi per non essere alla fine soli. Sta di fatto che spesso l’incapacità di alimentare la fiamma dell’amore conduce a raggelare ogni legame e a dissolvere la sostanza stessa del matrimonio.

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Ponte

Saper dare più valore all’alterità

Il crollo del ponte sul torrente Polcevera, a Genova, ha gettato una luce sinistra su una parola che ha assunto numerosi significati e suggerito, nel tempo, altrettante intense e impegnative metafore. Dalla letteratura alla filosofia, dall’antropologia alla filosofia, dalla teologia ai racconti fantasy. L’etimologia della parola ponte rimanda alla radice path, conservata nel sanscrito panth?s col significato di via, sentiero, cammino. A questi significati, il greco póntos aggiunge – si pensi! – quello di mare, visto come unica possibilità di stabilire relazioni per una qualsiasi realtà insulare.

Sta di fatto che, negli ambiti più diversi, è dato registrare la contrapposizione tra chi si spende per costruire ponti e chi invece innalza muri, fisici e metaforici. Molto più rumorosi sono i secondi, che privilegiano prospettive animate dalla paura dell’altro e dal bisogno di mettere al sicuro il proprio territorio da pericolose contaminazioni. Polarizzati entrambi in comportamenti che talvolta arrivano al dileggio e alla reciproca delegittimazione.

EDITORIALE DEL 6 DICEMBRE

SAN NICOLA DA BARI

San Nicola di Bari, noto anche come san Nicola di Myrasan Nicolaosan Nicolò (o san Niccolò) Άγιος Νικόλαος in greco (Patara di Licia15 marzo 270 – Myra6 dicembre 343), è stato un vescovo greco di Myra, venerato come santo dalla Chiesa cattolica, dalla Chiesa ortodossa e da diverse altre confessioni cristiane.

Viene considerato un santo miroblita. La sua figura ha dato origine alla tradizione di Babbo Natale, personaggio noto anche al di fuori del mondo cristiano. Le sue reliquie sono conservate, secondo la tradizione, a Bari e Venezia .

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Il culto si diffuse dapprima in Asia Minore (nel VI secolo a Costantinopoli gli furono dedicate 25 chiese), con pellegrinaggi alla sua tomba, posta fuori dell’abitato di Myra. Numerosi scritti in greco e in latino ne fecero progressivamente diffondere la venerazione verso il mondo bizantino-slavo e in Occidente, a partire da Roma e dal Meridione d’Italia, allora soggetto a Bisanzio.

San Nicola è così diventato già nel Medioevo uno dei santi più popolari del cristianesimo e protagonista di molte leggende riguardanti miracoli a favore di poveri e defraudati.
Si narra che Nicola, venuto a conoscenza di un ricco uomo decaduto che voleva avviare le sue tre figlie alla prostituzione perché non poteva farle maritare decorosamente, abbia preso una buona quantità di denaro, lo abbia avvolto in un panno e, di notte, l’abbia gettato nella casa dell’uomo in tre notti consecutive, in modo che le tre figlie avessero la dote per il matrimonio.
Un’altra leggenda narra che Nicola, già vescovo, resuscitò tre bambini che un macellaio malvagio aveva ucciso e messo sotto sale per venderne la carne.
Per questi episodi san Nicola è ritenuto un santo benefattore e protettore, specialmente dei bambini.

La Chiesa cattolica lo ricorda il 6 dicembre come memoria facoltativa nel calendario romano generale. Localmente il santo è ricordato anche l’8 maggio.

In Italia il culto di san Nicola è radicato nelle regioni meridionali e in quelle settentrionali. Per questo motivo, anche se nella Chiesa cattolica la sua memoria liturgica è facoltativa, in Italia è stata resa obbligatoria a partire dal 2017.

NEWS DELLA DOMENICA

Livorno

Una nuova realtà religiosa e spirituale qui nella nostra città.

Oggi in un convegno missionario si presenta con il suo progetto eterno.

Auguri a queste persone che portino un po’ di speranza in questo periodo buio e di odio.

Divergenti festival internazionale di cinema trans

Le foto della seconda serata del Divergenti festival internazionale di cinema trans✨✨✨Ringraziamo tuttə gli ospitə di ieri sera Romina Cecconi, Francesco Belais e Daniela Lourdes Falanga.

PISA

Con l’arrivo del periodo natalizio Pisa si anima con i mercatini diffusi lungo l’asse centrale Piazza Vittorio Emanuele – Borgo Stretto, con la pista da ghiaccio per i più piccoli e con tanti eventi e iniziative che presenteremo domani: ogni giorno, dall’8 dicembre fino alla Befana, in città e sul litorale, spettacoli itineranti, musiche natalizie, animazione per bambini e tante sorprese.

🎄 Natale sta arrivando.. vi aspettiamo a Pisa!

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Il nuovo governo tedesco e i nuovi equilibri in Europa

Un cambio di governo a Berlino segna sempre il tempo e aiuta a delineare le direzioni del futuro. Una affermazione ancora più vera in questo 2021, in cui l’intera Europa sta vivendo il terzo inverno di pandemia. Dopo settimane di trattative, sta per nascere ufficialmente il nuovo governo tedesco che richiama i tre colori di un Semaforo: il rosso dei socialdemocratici, il verde del partito ambientalista e il giallo del partito liberale. Con la fine del lungo regno di Angela Merkel (16 anni) – donna del partito cristiano-democratico che ha espresso una leadership affidabile e (molto) pragmatica – i tedeschi hanno deciso di affidarsi a Olaf Scholz, uomo sobrio e tenace, molto lontano dall’immaginario della leadership contemporanea, già vicepremier dell’attuale governo. E almeno dal punto di vista dello stile, Scholz – che ha vinto contro tutti i pronostici – si pone in linea di continuità con Merkel.

È piuttosto dal lato del programma che il nuovo cancelliere si propone di segnare una discontinuità. Il nuovo governo tedesco punta a guidare in modo esemplare anche per il resto d’Europa una transizione che dovrà procedere sui due binari della sostenibilità e della digitalizzazione. In sostanza, la sfida è: si può procedere facendo quadrare il cerchio della difficile transizione energetica e degli imponenti mutamenti del lavoro prodotti dalla digitalizzazione mentre si mantengono sia affidabilità finanziaria (che i tedeschi non vogliono perdere) sia pace sociale? Un rebus che è affidato alle capacità tutte da scoprire di una coalizione inedita, formata da tre componenti piuttosto diverse della società tedesca. Robert Habeck, co-presidente dei Verdi ha deciso di giocare la partita in prima persona, assumendosi la responsabilità di un dicastero cruciale, con deleghe su Economia e Clima.

Christian Lindner, leader dei liberali, ottiene il ministero delle Finanze. Il suo problema sarà quello di far coesistere l’impostazione espansiva centrata sull’apertura di una stagione di forti investimenti pubblici e un livello di indebitamento accettabile per i grandi interessi economici.

Mentre la Spd – per tramite del nuovo cancelliere – si riserva la regia complessiva dell’esecutivo, con una particolare attenzione ai temi del lavoro. Si delinea così una novità politica che, portando a maturazione processi in atto in diversi sistemi già da vari anni, si propone di diventare il nuovo baricentro politico non solo in Germania, ma anche in Europa. E questo potrebbe avere riflessi importanti pure nel nostro Paese.

Da una parte c’è la ristrutturazione dell’attuale campo moderato, che si usa definire di centro-destra sebbene in Germania la destra non ne abbia mai fatto parte, se non attraverso settori liberali (e non certo radica-li), che ora però sono passati alla Coalizione Semaforo. L’uscita di scena di Merkel e la sconfitta elettorale determineranno una crisi strutturale della Cdu, la Democrazia Cristiana tedesca, da molto tempo architrave del sistema politico assieme alla ‘gemella’ bavarese Csu, aprendo la strada a partiti di destra radicale? O i cristiano democratici sapranno rifondarsi, restando sé stessi e bloccando derive popu-liste? Già prima della pandemia, tanto in Europa quanto negli Usa, le formazioni sovraniste erano cresciute aggregando interessi economici ‘perdenti’ (legati cioè a segmenti produttivi in declino, quali settori energetici arretrati, piccole imprese etc.), ceti sociali in difficoltà e gruppi religiosi con un forte orientamento identitario.

Una base sociale che, col virus, certo non è sparita. Dall’altra parte, a sinistra, rimane da capire la visione di società e di uomo che si vuole perseguire. In particolare, la nuova alleanza di governo tedesca sarà decisiva nel chiarire se si andrà verso la radicalizzazione delle spinte tecnocratiche e individualistiche che hanno attraversato i partiti progressisti negli ultimi anni oppure se – tenendo conto della lezione pandemica – si aprirà una nuova via, segnata dalla ricerca di una ‘sostenibilità integrale’ che metta al centro l’idea di persona e di società fraterna. A oggi è ancora troppo presto per capire quali direzioni si prenderanno nei due principali campi della politica contemporanea. Con interrogativi che toccano il futuro delle nostre società, ma anche il rapporto tra la radice cristiana e l’Europa. Di sicuro, il nuovo governo tedesco si assume due grandi responsabilità. Dimostrare, in tempi ragionevolmente brevi, che è possibile uscire dalla pandemia realizzando un salto verso un modello di sviluppo migliore di quello che abbiamo lasciato alle spalle.

Più in grado, cioè, di corrispondere alle attese di tutti. E contrastare le spinte verso la radicalizzazione che stanno attraverso le società europee. Il post-pandemia – i cui tempi rimangono ancora incerti – ci porterà in una stagione nuova. Tutti speriamo che sia positiva. Ma nessuno sa come la sofferenza e l’angoscia che il virus ha inoculato nel cuore di molti si manifesterà nei prossimi anni. Nel Paese leader dell’Unione, Scholz e il suo governo si stanno assumendo il compito di dimostrare che un futuro migliore è possibile e ci si può dirigere a passo sicuro. Vedremo se il Semaforo ne sarà capace.

EDITORIALE DELLA DOMENICA

SIAMO ALLA PRIMA DOMENICA DI DICEMBRE

DICIAMO CHE DA OGGI INIZIA LO SFRENATO SHOPPING NATALIZIO CHE ARRIVERA’ FINO AL 24 DICEMBRE

MERCATINI, VILLAGGI DI NATALE PER DIMENTICARE QUESTO ANNO E MEZZO E IN PARTICOLARE QUESTO 2021

Il diritto allo studio in tempi di pandemia: quadro normativo

Proclamata per la prima volta il 17 novembre 1941 dalla International Union of Students per commemorare l’anniversario degli eccidi nazisti di studenti e professori cecoslovacchi che si opponevano alla  guerra, la Giornata internazionale dello studente incarna oggi la rivendicazione del diritto fondamentale allo studio e del diritto degli studenti a esprimersi e a far sentire la propria voce. La manifestazione si concentra inoltre sui temi del multiculturalismo e dell’inclusione nelle istituzioni scolastiche e universitarie. Per queste ragioni, questa Giornata offre l’occasione di riflettere su molti temi attuali e di grande rilevanza che riguardano il riconoscimento e la tutela dei diritti dei minori, in primis il diritto allo studio e all’istruzione.

Questo diritto rientra nel novero dei diritti fondamentali ed è stato formalmente riconosciuto per la prima volta nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con Risoluzione del 10 dicembre 1948, n. 217A (III). Sono molti gli strumenti di diritto internazionale che affermano questo diritto, in quanto gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo della personalità dei/delle bambini/bambine e degli adolescenti e la sua tutela è strettamente legata al miglioramento delle condizioni di vita dei giovani, in particolare nei Paesi in via di sviluppo.

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SANTA BARBARA/2

PATRONA DEI VIGILI DEL FUOCO

Santa Barbara, patrona dei Vigili del Fuoco

Santa Barbara è la Santa che rappresenta la capacità di affrontare il pericolo con fede, coraggio e serenità anche quando non c’è alcuna via di scampo. È stata eletta, infatti, patrona dei Vigili del Fuoco, in quanto protettrice di coloro che si trovano “in pericolo di morte improvvisa”.

Nacque a Nicomedia nel 273. Si distinse per l’impegno nello studio e per la riservatezza, qualità che le giovarono la qualifica di ‘barbara’, cioè straniera, non romana. Tra il 286-287 Barbara si trasferì nella villa rustica di Scandriglia, oggi in provincia di Rieti, al seguito del padre Dioscoro, collaboratore dell’imperatore Massimiano Erculeo. Il padre aveva destinato Barbara in sposa al prefetto di Nicomedia, ma lei rifiutò di sposarsi. Il padre furente la fece processare e condannare a morte, a causa della sua fede cristiana. La ragazza fu così costretta a rifugiarsi in un bosco dopo aver distrutto gli dei nella villa del padre. Trovata, fu consegnata al prefetto Marciano. Venne allora rinchiusa in una cella della fortezza di Nicomedia. Nella prigione, un giorno, si sprigionò un incendio: Barbara uscì viva dalle fiamme. Durante il processo, che iniziò il 2 dicembre 290, Barbara difese il proprio credo ed esortò Dioscoro, il prefetto ed i presenti a ripudiare la religione pagana per abbracciare la fede cristiana. Questo le costò dolorose torture. Il 4 dicembre infine, fu decapitata con la spada dallo stesso Dioscoro, che fu colpito però da un fulmine. La tradizione invoca Barbara contro i fulmini, il fuoco e la morte improvvisa. I suoi resti si trovano nella cattedrale di Rieti.

Esistono molte redazioni in greco e traduzioni latine della passio di Barbara; si tratta, però, di narrazioni leggendarie, il cui valore storico è molto scarso, anche perché vi si riscontrano non poche divergenze. In alcune passiones, infatti, il suo martirio è posto sotto l’impero di Massimino il Trace (235-38) o di Massimiano (286-305), in altre, invece, sotto quello di Massimino Daia (308-13). Né maggiore concordanza esiste sul luogo di origine, poiché si parla di Antiochia di Nicomedia e infine, di una località denominata ‘Heliopolis ‘, distante 12 miglia da Euchaita, città della Paflagonia. Nelle traduzioni latine, la questione si complica maggiormente, perché per alcune di esse Barbara sarebbe vissuta nella Toscana, e, infatti, nel Martirologio di Adone si legge: ‘In Tuscia natale sanctae Barbarae virginis et martyris sub Maximiano imperatore’. Ci si trova, quindi, di fronte al caso di una martire il cui culto fino dall’antichità fu assai diffuso, tanto in Oriente quanto in Occidente; invece, per quanto riguarda le notizie biografiche, si possiedono scarsissimi elementi: il nome, l’origine orientale, con ogni verosimiglianza l’Egitto, e il martirio. La leggenda, poi, ha arricchito con particolari fantastici, a volte anche reali, la vita della martire: si tratta di particolari che hanno avuto un influsso sia sul culto come sull’iconografia. Il padre di Barbara, Dioscoro, fece costruire una torre per rinchiudervi la bellissima figlia richiesta in sposa da moltissimi pretendenti. Ella, però, non aveva intenzione di sposarsi, ma di consacrarsi a Dio.

Prima di entrare nella torre, non essendo ancora battezzata e volendo ricevere il sacramento della rigenerazione, si recò in una piscina d’acqua vicino alla torre e vi si immerse tre volte dicendo: ‘Battezzasi Barbara nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo’. Per ordine del padre, la torre avrebbe dovuto avere due finestre, ma Barbara ne volle tre in onore della S.ma Trinità. Il padre, pagano, venuto a conoscenza della professione cristiana della figlia, decise di ucciderla, ma ella, passando miracolosamente fra le pareti della torre, riuscì a fuggire.

Nuovamente catturata, il padre la condusse davanti al magistrato, affinché fosse tormentata e uccisa crudelmente. Il prefetto Marciano cercò di convincere Barbara a recedere dal suo proposito; poi, visti inutili i tentativi, ordinò di tormentarla avvolgendole tutto il corpo in panni rozzi e ruvidi, tanto da farla sanguinare in ogni parte. Durante la notte, continua il racconto seguendo uno schema comune alle leggende agiografiche, Barbara ebbe una visione e fu completamente risanata. Il giorno seguente il prefetto la sottomise a nuove e più crudeli torture: sulle sue carni nuovamente dilaniate fece porre piastre di ferro rovente. Una certa Giuliana, presente al supplizio, avendo manifestato sentimenti cristiani, venne associata al martirio: le fiamme, accese ai loro fianchi per tormentarle, si spensero quasi subito. Barbara, portata ignuda per la città, ritornò miracolosamente vestita e sana, nonostante l’ordine di flagellazione. Infine, il prefetto la condannò al taglio della testa; fu il padre stesso che eseguì la sentenza. Subito dopo un fuoco discese dal cielo e bruciò il crudele padre, di cui non rimasero nemmeno le ceneri. L’imperatore Giustino, nel sec. VI, avrebbe trasferito le reliquie della martire dall’Egitto a Costantinopoli; qualche secolo più tardi i veneziani le trasferirono nelle loro città e di qui furono recate nella chiesa di San Giovanni Evangelista a Torcello (1009). Il culto della martire fu assai diffuso in Italia, probabilmente importato durante il periodo dell’occupazione bizantina nel sec. VI, e si sviluppò poi durante le Crociate. Se ne trovavano tracce in Toscana, in Umbria, nella Sabina. A Roma, poi, secondo la testimonianza di Giovanni Diacono (Vita, IV, 89), San Gregorio Magno, quando ancora era monaco, amava recarsi a pregare nell’oratorio di Santa Barbara. Il testo, però, ha valore solo per il IX sec.; comunque, è certo che in questo secolo erano stati costruiti oratori in onore di Barbara, dei quali fa testimonianza il Liber Pontificalis (ed. L. Duchesne, II, pp. 50, 116) nelle biografie di Stefano IV (816-17) e Leone IV (847-55).

Barbara è particolarmente invocata contro la morte improvvisa (allusione a quella del padre, secondo la leggenda); in seguito la sua protezione fu estesa a tutte le persone che erano esposte nel lavoro al pericolo di morte istantanea, come gli artificieri, gli artiglieri, i carpentieri, i minatori; oggi venerata anche come protettrice dei Vigili del Fuoco. Nelle navi da guerra il deposito delle munizioni è denominato ‘Santa Barbara’. La festa di Barbara è celebrata il 4 dicembre.

Santa Barbara

Vigili del fuoco in festa È il giorno di Santa Barbara

Circa 5mila gli interventi che hanno impegnato i caschi rossi nell’ultimo anno. Quattro pompieri diventano Cavalieri dell’Ordine al Merito della Repubblica

Vigili del fuoco, oggi festeggiano la loro protettrice

Più di mille incendi domati e poi recuperi, soccorsi, controlli per fughe di gas, bonifiche, interventi a seguito del maltempo. Oggi grande la celebrazione di Santa Barbara con la consegna degli attestati di benemerenza

Un anno impegnativo, con oltre 5mila interventi fatti in provincia di Arezzo. L’occasione per elencare i numeri di un anno di densa attività è rappresentata dalla festa di Santa Barbara, patrona dei vigili del fuoco, che ricorre oggi, sabato 4 dicembre 2021. Le celebrazioni del comando di Arezzo si tengono a partire dalle ore 9,30 nella chiesa di San Domenico: la messa è officiata dal vescovo di Arezzo Riccardo Fontana alla presenza della prefetta di Arezzo Maddalena De Luca, delle autorità civili e militari della città.

“La ricorrenza è anche occasione d’incontro di tutte le componenti del Corpo permanenti, volontari, personale in quiescenza, familiari”, dicono dal comando di via degli Accolti. Durante la celebrazione vengono inoltre consegnate le benemerenze per il lodevole servizio e le croci di anzianità al personale meritevole.

L’attività del 2021

Tra gli interventi che hanno visto la presenza dei vigili del fuoco aretini (5.134), ovviamente, gli incendi rappresentano una larga parte del totale, oltre il 20%. Ben 1.208 sono stati i roghi domati dagli operatori della provincia, di questi 343 sono stati all’aperto, tra incendi di boschi e sterpaglie. Ci sono stati poi 1.414 casi di apertura porta, 320 sono stati invece gli incidenti stradali in cui i vigili del fuoco aretini hanno prestato la propria opera. In 226 casi gli interventi sono stati per recuperi vari, mentre 154 per fughe di gas. E poi: 150 per alberi pericolanti, 132 per dissesti statici, 72 per pali pericolanti, 64 per danni dovuti all’acqua, 45 per verifiche statiche, 43 per ricerca persona, 32 per bonifica insetti, 28 per soccorsi a persona, 21 per crolli e cedimenti, più altri 1.094 interventi vari, oltre a 131 uscite per interventi di emergenza non più necessari. A tutto ciò, si aggiungono inoltre 79 attività di polizia giudiziaria, 61 servizi di vigilanza, 20 esami sicurezza ex 626/94, 20 corsi sicurezza ex 626/94, 1.770 procedimenti di prevenzione incendi e 1.770 controlli a campione.

EDITORIALE DEL SABATO

SANTA BARBARA

Santa Barbara è una martire cristiana. Il luogo e l’epoca in cui è vissuta, a causa delle numerose leggende sorte intorno al suo nome, non sono chiaramente identificabili, ma il suo culto è attestato presso le comunità cristiane d’Oriente (EgittoCostantinopoli) e Occidente (RomaFrancia) sin dal VI-VII secolo e conobbe una grande popolarità nel Medioevo grazie alla Legenda Aurea; rimossa dal calendario romano generale nel 1969 a causa dei dubbi sulla sua storicità, rimane una santa molto popolare grazie al numero dei suoi patronati (vigili del fuocomarina militareartificieriartiglierigenieriminatori, architetti, ecc.).

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NEWS DEL GIORNO

Dal 4 al 28 gennaio
Al via le iscrizioni online al nuovo anno scolastico

POLITICA

RIFONDAZIONE: DOVEROSE DIMISSIONI LEGHISTA GASPERINI
Il delirio novax, omofobico e fascista scritto su fb dall’esponente della Lega Gasperini mostra la reale natura del partito di Salvini. Le sue sono parole indegne di un rappresentante delle istituzioni. Per questo esponente leghista vaccinarsi – cioè fare il proprio dovere di cittadini – sarebbe un atto di vigliaccheria, una manifestazione di scarsa virilità. Il giovane che si vaccina non passerebbe l’esame di machismo leghista. I presidenti delle regioni del nord è ridicolo che chiedano misure anticovid più severe se è proprio il loro partito a fare propaganda contro la vaccinazione.È gravissimo che un partito abbia scelto di farsi rappresentare da un personaggio del genere – noto per uscite simili – nelle istituzioni. I consiglieri provinciali vengono eletti da quelli comunali quindi Gasperini è espressione diretta di una scelta di partito. Dà l’idea di cosa sia la Lega il fatto che questo personaggio è stato anche assunto in parlamento come consulente legislativo. Capito chi elabora le leggi per la Lega?Chiediamo le dimissioni immediate e il licenziamento di questo soggetto inqualificabile. 
Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Marco Chiuppesi, segretario della Federazione di Livorno di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Influencer e vip: le preparazioni in vista del Natale 2021

Manca ormai meno di un mese a Natale, lo spirito natalizio si fa sentire così come la voglia di iniziare a decorare casa. Quando si parla di moda (anche casalinga) e trend, non può mancare il parere degli influencer e dei vip più noti, a partire, ad esempio, da Chiara Ferragni, la famosa imprenditrice digitale con oltre 25 milioni di follower su Instagram, fino ad arrivare a calciatori di successo come Matri e Zaniolo. Questi sono solo alcuni dei nomi di coloro che quest’anno si sono fatti travolgere in anticipo dallo spirito natalizio, aprendo le porte della loro casa per far sbirciare a tutti gli utenti le prime decorazioni natalizie. Scopriamo cosa succede a casa di questi vip in vista del Natale 2021.

Il Natale delle celebrità

Come anticipato, in casa Ferragni è già arrivato il Natale con le prime decorazioni; molti sono gli utenti che hanno preso spunto dagli addobbi dell’influencer e del rapper Fedez, ma non tutti conoscono il prezzo dei singoli oggetti natalizi. Per stimare una spesa totale effettuata dai Ferragnez, nonostante non sia facile ottenere una cifra esatta, si può partire dal costo della ghirlanda super vistosa di mele rosse, che si aggira attorno ai 149 euro. Le luci Twinkly non scendono sotto ai 100 euro e i vari addobbi posso partire da un minimo di 7 euro fino a un massimo di 16 euro al singolo pezzo. Non dimentichiamoci poi del pezzo forte, ovvero l’albero di Natale. Il prezzo dell’abete va dai 630 ai 1269 euro, in base all’altezza.

Sulla stessa lunghezza d’onda della Ferragni, poi, ci sono anche altri vip che hanno già addobbato casa, come ad esempio Federica Nargi e Alessandro Matri: è proprio il calciatore, infatti, ad essersi preoccupato di montare di montare l’albero di Natale, mentre le loro bambine si sono divertite per la casa con le lucine e la palline. Anche per Nicolò Zaniolo, poi, c’è aria di festa e la mamma Francesca immortala il momento in un video con tutta la famiglia che prepara l’albero.

Le tendenze da non perdere per il Natale 2021

Questo Natale 2021 porta con sé dei nuovi trend da seguire se si vuole far colpo sugli ospiti. Uno dei principali riguarda la scelta dei materiali degli addobbi, che devono essere rigorosamente ecologici o, meglio ancora, riciclati. Sì anche ad addobbi fai da te in cui vengono utilizzati materiali naturali come legnetti, pigne e arance essiccate. Inoltre, continua l’ossessione per il vintage, per cui recuperate pure le vecchie decorazioni a casa della nonna.

Per quanto riguarda i trend alimentari, invece, in vista del cenone, la scelta ricade su due opzioni: un menù moderno VS menù tradizionale. In entrambi i casi, è importante partire dall’acquisto di una buona materia prima, fondamentale per creare dei piatti gustosi. Non sempre, però, si dispone del tempo necessario per comprare tutto il necessario per la cena di Natale. In questi casi ci si può affidare ad alcuni supermercati online che permettono di effettuare la spesa a domicilio offrendo un’ampia gamma di prodotti natalizi di qualità, così da dedicare il tempo restante alla preparazione dei piatti. Qualsiasi sia il menù, però, non possono mancare gli intramontabili dolci di Natale: il Pandoro e il Panettone da abbinare, volendo, ad un liquore tipico della propria città.


Il Nobel per la pace Abiy ha speso quest’anno un miliardo per la guerra

Armi, armi, maledette armi. Un flusso drammatico e crescente sta alimentando la guerra etiope nel Tigrai. Da inizio 2021, almeno un miliardo di dollari sono stati bruciati dal premier Abiy Ahmed per procurarsi sistemi sempre più mortiferi, in una guerra che gli è già costata fra i 2,5 e i 3 miliardi di dollari. Ad agosto scorso, Ahmed era ad Ankara. Ha strappato ad Erdogan un’intesa militare e un accordo per la fornitura dei droni da bombardamento Tb-2, che hanno rovesciato le sorti del conflitto in Libia e deciso la vittoria degli azeri sugli armeni. Sembra che Ankara, ansiosa di galvanizzare il suo rinascente “impero africano”, abbia stretto un patto di ferro con l’agenzia spionistica etiope Insa, a cui avrebbe fornito consulenti e tecnici per assemblare in loco almeno 10 droni.

I turchi garantirebbero anche l’addestramento e il pilotaggio iniziale. Hanno una gigantesca base militare in Somalia e i loro specialisti fanno la spola fra Mogadiscio e Addis Adeba. Hanno fornito agli etiopi anche mini-munizioni intelligenti, sganciabili in volo da droni, aerei ed elicotteri. Ai primi di ottobre, dopo uno tanti dei bombardamenti governativi, i ribelli tigrini hanno rinvenuto sul terreno i rottami di una di queste bombe che, secondo Analisidifesa e Mirko Molteni, documenterebbero il debutto dei droni d’attacco turchi nella guerra civile in corso.

“Prevenire è più facile che dire otorinolaringoiatra”

La prima Giornata Nazionale di Prevenzione dei Tumori promossa da SIOeChCF, Società Italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico Facciale, si è tenuta il 23 novembre scorso, dedicata quest’anno ai tumori del collo e rappresentata da due testimonial d’eccezione; si tratta della cantante ed attrice Orietta Berti e del cantante Riccardo Fogli, fondatore tra l’altro della Nazionale Cantanti che quest’anno compie 40 anni.

Videomessaggio di Riccardo Fogli

Per l’occasione i due cantanti hanno registrato un videomessaggio apposito. Su tutto il territorio nazionale si sono tenute iniziative di sensibilizzazione e visite mediche gratuite presso numerose strutture sanitarie pubbliche e private.

“Si tratta di un’iniziativa doverosa in quanto la prevenzione di questi tumori ne migliora in maniera sorprendente la prognosi. Inoltre, essa serve a far comprendere che il chirurgo otorinolaringoiatra è lo specialista di competenza per questo particolare distretto” – ha riferito Domenico Cuda, Presidente della SIOeChCF.

Ospedali, cliniche, ASL, AUSL, ASST, studi privati: sono oltre 100 gli enti che hanno risposto alla chiamata della SIO e che hanno aperto le loro porte per un consulto gratuito ai cittadini che ne hanno fatto richiesta oltre ai numerosi ambulatori del SSN e strutture dell’ospedalità privata. Un’adesione diffusa in tutte le regioni italiane che conferma quanto il tema della prevenzione dei tumori, e nella fattispecie dei carcinomi testa-collo, sia percepito come impellente all’interno della comunità scientifica di riferimento.

La giornata è stata realizzata con il contributo non condizionante di Atos Medical.

Nonostante l’urgenza del tema e malgrado gli importanti sviluppi nelle tecniche di diagnosi e cura raggiunti nell’ultimo decennio, la consapevolezza sociale dei tumori testa-collo è ancora scarsa. Per questo motivo la SIO, presieduta da Domenico Cuda, aderendo integralmente ai principi della Make Sense Campaign promossa a livello europeo dalla EHNS (European Head and Neck Society), ha lanciato una Giornata volta a educare il grande pubblico alla prevenzione e alla consapevolezza dei sintomi legati ai tumori del collo, promuovendo un tempestivo ricorso al medico per una diagnosi precoce.

Oltre la metà dei casi giunge infatti alla prima diagnosi con malattia localmente avanzata o già metastatica, e di questi il 60% non sopravvive oltre i 5 anni. Al contrario, per i pazienti diagnosticati negli stadi iniziali, il tasso di sopravvivenza si attesta all’80-90%. I tumori del distretto testa-collo sono il settimo cancro più comune in Europa, circa la metà dei tumori del polmone ma due volte più comuni del cancro del collo dell’utero. In Italia rappresentano il 3% dei casi oncologici, con una frequenza media tre volte superiore negli uomini e un’incidenza che aumenta progressivamente con l’età a partire dai 50 anni.

Diffondere informazioni utili, stimolando così una consapevolezza condivisa e una corretta prevenzione, rappresenta una tappa fondamentale nella lotta ai tumori, centrale nell’attività svolta dalla SIO. Basti pensare che il 75% dei carcinomi della testa e del collo è causato dal fumo di tabacco e dall’abuso alcolico; altri fattori determinanti sono le esposizioni prolungate a materiali nocivi (polveri di legno, lavorazioni del cuoio, amianto, nichel…), alcuni virus tra i quali il papilloma umano (HPV) e il virus di Epstein-Barr (EBV), o ancora l’esposizione a radiazioni ionizzanti e a inquinanti atmosferici.

Inoltre, adottare buone abitudini a livello alimentare e fisico resta il primo e più importante passo per condurre una vita lunga e sana. È infatti comprovato che alcuni comportamenti irregolari, come una dieta povera di fibre vegetali e ricca di carni rosse, l’obesità, o una scarsa igiene orale, se protratti nel tempo, possono essere fattori incentivanti nello sviluppo di problemi oncologici.

La SIOeCHCF (Società Italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico Facciale), anche conosciuta come SIO, è un’organizzazione medico scientifica senza fini di lucro, che raccoglie specialisti otorinolaringoiatri ospedalieri, universitari e liberi professionisti. Tra i suoi obiettivi di diffondere lo studio e la ricerca medico-chirurgica delle patologie della testa e del collo, sollecitare un costante aggiornamento professionale, collaborare con il Ministero della Salute, le Regioni, le Aziende Sanitarie e altri organismi o istituzioni sanitarie pubbliche o private, elaborare linee guida ufficiali e infine promuovere trial di studio e di ricerche scientifiche.

A margine della polemica sulle linee guida per la comunicazione della Commissione europea

Senza discriminazioni, ma non senza differenze: una bella sfida

Come si fa a non discriminare? Il linguaggio, pur con i suoi limiti, può fare molto. Una società che si orienti alla tolleranza, deve portarla anzitutto nelle parole e nei pensieri. Così può esprimere una esperienza di accoglienza più universale e assumere forme espressive più attente a come suonano le parole non solo nelle orecchie proprie, ma anche in quelle altrui. Però c’è anche una “usura della tolleranza” (Ricoeur). La tolleranza si “usura” nel momento in cui perde le differenze da cui nasce e così inizia a generare indifferenza. Le differenze possono fare molto male, ma la indifferenza può essere il male peggiore.

La piccola discussione che si è aperta intorno al documento della Equality Commission deve essere ricondotta alla sua vera dimensione. Che non può essere travisata con titoli esagerati e con vere e proprie menzogne. Nessuno si è sognato di “vietare” né la parola Natale né il nome Maria. Piuttosto si tratterebbe di sostituire ai nomi “qualificati da una differenza”, appellativi più “indifferenti”.

Proprio qui, però, sta il punto. Capisco bene che, in determinate circostanze, sia preferibile utilizzare terminologie più “neutre”. Lo facciamo tutti, a seconda dei contesti e delle circostanze. Ciò che deve essere invece discusso è l’obiettivo fondamentale: come creare una società davvero pacificata e non discriminante?

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GIORNATA MONDIALE CONTRO L’AIDS

40 ANNI DI LOTTA

La Giornata mondiale contro l’AIDS, indetta ogni anno il 1º dicembre, è dedicata ad accrescere la coscienza della epidemia mondiale di AIDS dovuta alla diffusione del virus HIV. Dal 1981 l’AIDS ha ucciso oltre 25 milioni di persone, diventando una delle epidemie più distruttive che la storia ricordi. Per quanto in tempi recenti l’accesso alle terapie e ai farmaci antiretrovirali sia migliorato in molte regioni del mondo, l’epidemia di AIDS ha mietuto circa 3,1 milioni di vittime nel corso del 2005 (le stime si situano tra 2,9 e 3,3 milioni), oltre la metà delle quali (570.000) erano bambini.

1° dicembre 2021, Giornata mondiale contro l’Aids: al via la campagna “Prima lo fate, meglio è”

“Oggi si celebra la Giornata mondiale per la lotta contro l’Aids. È un’occasione importante. La ricerca ha fatto enormi progressi nelle cure –  afferma il Ministro della Salute, Roberto Speranza – ma guai ad abbassare la guardia. Perché se è vero che le nuove diagnosi di infezione da Hiv sono in calo, è altrettanto vero che il numero dei contagi tra i giovani cresce. Guai, dunque, a sottovalutare l’importanza della prevenzione, dei test e dell’assistenza alle persone con l’Hiv. In questi mesi difficili, durante i quali la sfida contro il Covid-19 ha dettato la nostra agenda, abbiamo imparato quanto sia fondamentale la prevenzione per fermare il contagio, quanto una diagnosi precoce possa fare la differenza, e quanto l’accesso alle cure sia un diritto inalienabile. Lo ricorda anche lo slogan scelto quest’anno a livello internazionale dall’UNAIDS: ‘La solidarietà globale, la responsabilità condivisa’. Un messaggio chiaro, che deve arrivare a tutti. Perché uniti contro l’Aids si vince”.

Per celebrare la Giornata mondiale per la lotta contro l’Aids, il Ministero della Salute ha promosso una campagna di sensibilizzazione, a cui partecipa quest’anno anche la Lega Serie A. In occasione della decima giornata di Serie A TIM, gli allenatori e i giocatori, durante le interviste, indosseranno il fiocchetto rosso, simbolo universale della lotta contro l’Aids, per ricordare che con l’Hiv non si gioca. È necessario proseguire e accelerare gli sforzi per contrastare la malattia, investendo in ricerca, prevenzione, ed educazione sanitaria.

Inoltre, il Ministero dello Sviluppo Economico su proposta del Ministero della Salute ha voluto emettere oggi un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica “il Senso civico” per diffondere la conoscenza di Hiv e Aids, dimostrare solidarietà a coloro che vivono con l’Hiv e richiamare tutti a comportamenti responsabili. Il francobollo è stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A. La vignetta di Giustina Milite, raffigura, sullo sfondo di una mappa geografica del globo terrestre, il Nastro Rosso, simbolo mondiale della solidarietà agli HIV positivi e ai malati di Aids, che idealmente si trasforma in due mani che si uniscono.

Logo P24 Lila Livorno
Logo Lila

Nel 1992 un gruppo di persone, sieropositive e non, ha dato vita all’Associazione P24.

Dal 2000 l’Associazione è entrata a far parte della federazione nazionale LILA (Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS) diventando P24 Lila Livorno.

Gli scopi primari dell’Associazione sono quelli di battersi contro ogni forma di discriminazione, difendere i diritti delle persone sieropositive e prevenire la diffusione del contagio da HIV.

Crediamo sia determinante il ruolo delle persone sieropositive, come soggetti reali che intendono affermare il diritto alla visibilità, essere protagonisti alla prevenzione e non causa della diffusione del contagio, superando sensi di colpa o rischi di isolamento da parte dei familiari, dei vicini, del padrone di casa, del datore di lavoro.

L’Associazione assume quindi come principio fondamentale quello dell’auto-aiuto, in quanto nessun tipo di discriminazione può essere superato se non a partire dal protagonismo di coloro che lo subiscono.